Angelo Maria Iacono, un napoletano dall'insolito aspetto anglosassone, ripara tubi per vivere. È un mestiere che gli ha lasciato in eredità suo padre, operaio dell'Italsider morto di polvere nera, insieme a una regola semplice: fare bene il proprio lavoro e non guardare oltre la porta di chi te lo commissiona. Enzo Ponticiello, amico d'infanzia, i tubi più che ripararli preferisce romperli in testa a qualcuno, il più delle volte per conto di Nicola Gionta, il re della mozzarella. Enzo procura ad Angelo un lavoro nella villa del suo padrone. Sia pure controvoglia l'idraulico accetta, ma a lavoro finito il re della mozzarella si rifiuta di pagarlo. Un atto di arroganza gratuito che Angelo, su suggerimento di un altro suo cliente, un eccentrico professore che si è allontanato dalla vita vissuta per ritirarsi nella sua bellissima casa arroccata sulla collina del Vomero, non può subire senza ribellarsi. Quest'atto di prepotenza fa riaffiorare dal passato due segreti: un antico rancore e il nome di una donna che né Angelo né Enzo hanno mai avuto il coraggio di tornare a pronunciare. Con la terra dei Campi Flegrei che trema sotto i piedi come un avvertimento, Angelo dovrà imparare a leggere la città come si legge un impianto guasto: seguire il tubo fino alla perdita, prima che sia troppo tardi. Marco Videtta scrive un libro esuberante e incantevole come la città che racconta; un romanzo che si destreggia tra le sfumature del noir, i toni accesi di una denuncia sociale e il calore travolgente di una dichiarazione d'amore.