Che cosa c'entra l'adolescenza con la violenza di genere? Quasi tutto. È in quegli anni decisivi che prende forma il nostro modo di amare, di elaborare il rifiuto, che impariamo ad abitare le nostre vulnerabilità e a destreggiarci nelle tempeste dei conflitti. Eppure, proprio quando servirebbero parole, presenza e guida, gli adolescenti restano soli. Gli adulti non sanno come raggiungerli e la scuola non offre ancora un'educazione affettiva, sessuale ed emotiva all'altezza. Si crea un vuoto che i giovani riempiono come possono: cercando risposte nel web, nella pornografia, nel confronto con i pari, altrettanto disorientati. In questo smarrimento, la violenza trova terreno fertile. La proposta dell'autore, che ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze di una società non educata all'amore, è precisa: riempire questo vuoto, presidiarlo, farne un luogo di prevenzione. La violenza non è un destino inevitabile, è qualcosa che si apprende e che si può disinnescare. Damiano Rizzi affronta il tema con chiarezza, in un'opera che si muove su più livelli: analisi, racconto autobiografico, proposte educative sotto forma di micro-rituali, ma soprattutto riflessione politica, impegno concreto affinché venga introdotta l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Per tutti, anche senza il consenso delle famiglie, perché spesso è proprio nelle realtà attraversate dalla violenza che il consenso manca. Un libro che parla ad adolescenti, genitori, educatori, futuri genitori. Perché possano consegnare ai figli ciò che loro stessi non hanno ricevuto. È possibile cambiare. Non è utopia, è un lavoro. E si può fare.