«Un’altra c’è, quasi sempre. E più lui nega, più è probabile.
Sull’altra esistono due autorevoli scuole di pensiero e a oggi non si è avuta la prevalenza di una. La prima sostiene che sia meglio essere piantate per una strafiga, così almeno non si passa il tempo a chiedersi cosa aveva più di noi, perché la cosa è sotto gli occhi di tutti, che di solito non mancano di farlo notare. L’esempio a cui si ispira è la paradigmatica vicenda Aniston-Pitt-Jolie, dove lui lascia la prima moglie per la donna più bella, più tosta, più impegnata e più fertile del mondo. La seconda prevede che entri in scena una donna dichiaratamente inferiore, più brutta, più scema, più insignificante. Il maestro del genere è Hugh Grant che tradisce Liz Hurley con una prostituta. A voi la scelta. Il mio consiglio è di optare per la seconda scuola. A tutti i costi. Ci sarà almeno un difettuccio a cui aggrapparvi. E se non lo vedete voi, sicuramente se ne accorgeranno le vostre amiche, anche in brainstorming se necessario.
In linea di principio, quando scoprite dell’altra evitate sempre di parlarne con lui. Se proprio dovete tirarla in ballo, fatelo sempre usando il suffisso “etta”. Per esempio: la tua segretarietta (anche se fosse Sottosegretario alla Difesa), la tua attricetta (infischiatevene se ha vinto la Palma d’Oro a Cannes), la tua sciacquetta (qui il suffisso è già compreso nel prezzo)».

Forte di decine di testimonianze, un manuale di auto-aiuto divertentissimo e dalle incontestabili verità. Per ripartire alla grande nel gioco dell’oca dell’amore.