«Di me non si può certo dire che sia una persona arrendevole, sottomessa o che sopporta le ingiustizie senza reagire. Eppure, non ho colto i segnali per tempo.»

Il volto completamente tumefatto, un fortissimo trauma cranico, lividi su tutto il corpo. Francesca viene portata al Pronto Soccorso in codice rosso, picchiata senza pietà dal fidanzato che si è accanito su di lei mentre era già a terra. È così che può finire una relazione tossica: se non si riesce o si ha paura di interromperla, la violenza si insinua pian piano fino a diventare pervasiva.
In questo libro Francesca De André, nipote del grande Faber, grida alle lettrici e ai lettori la lezione che ha imparato a sue spese: la violenza non è mai amore, e anche un compagno inizialmente sensibile e premuroso può rivelarsi possessivo, manipolatore e infine pericoloso. Perché molte donne non trovano la forza di dire basta e denunciare al primo cenno di aggressività? Purtroppo, è molto più facile dirlo che farlo, tali sono le pressioni psicologiche, il terrore, i traumi e i sensi di colpa da cui una donna può essere schiacciata in un rapporto di coppia malato. Soprattutto per chi, come Francesca, ha vissuto un'adolescenza turbolenta, c'è il rischio di vedere nella violenza un difetto da condannare, ma sopportabile nella relazione tra un uomo e una donna; una normalità deviata, da nascondere - in primo luogo a se stesse - come polvere sotto al tappeto.
Non era il cuore è la storia di una giovane donna che non ha più paura di fare i conti con le proprie ferite. Un racconto crudo e disarmante che si fa messaggio di forza e speranza, e in cui risuona la poetica saggezza che il nonno di Francesca ha lasciato in eredità a tutti noi.