«Dopo la mia prima fiction da protagonista e dopo aver abbattuto la soglia dei quaranta chili credevo che finalmente sarei stata felice e appagata. Comparivo sulle copertine di tutti i settimanali, la gente mi amava. Ero finalmente arrivata. E invece stavo sempre peggio. Ero sempre più infelice, più persa, più malata.»

Come ho imparato ad amarmi, dopo l'anoressia

Rosalinda è una ragazza come tante, solare, genuina, un po' timida. Con un grande sogno: fare l'attrice. Ma quando il sogno si avvera, appena prima dei suoi vent'anni, si trasforma presto in un incubo. Le viene chiesto di diventare un'altra persona: eliminare il suo accento siciliano, cambiare il nome in Adua Del Vesco, tingersi i capelli, ridurre il tono della voce, dichiarare ai rotocalchi false relazioni amorose. E soprattutto dimagrire.
Il giudizio e le pretese di chi le sta attorno si fanno sempre più pressanti, finché quella ragazza solare si trasforma in una donna di successo, ma ossessionata dalla magrezza e dall'esercizio fisico, terrorizzata dai carboidrati. Sono anni di grandi produzioni televisive, di copertine patinate e ruoli importanti, ma anche di privazioni, rigore e sofferenza, che la portano a pesare fino 34 chili.
La strada dell'accettazione di sé nasce solo dalla consapevolezza, e il primo, indispensabile passo per lasciarsi alle spalle i disturbi del comportamento alimentare è parlarne senza vergogna. Ma senza nemmeno trascurare gli errori e i momenti difficili, perché anche nel racconto della guarigione bisogna evitare il rischio di volersi mostrare perfetti e infallibili. Il riflesso di me (scritto con la collaborazione di Gabriele Parpiglia) è la storia di come Adua ha deciso di riappropriarsi di se stessa e sconfiggere l'anoressia, tornando a essere Rosalinda. In queste pagine apre il suo cuore rivelando i demoni del passato, l'intimità ritrovata dell'amore e della famiglia, ma anche le ombre dietro le luci dello spettacolo, della fama, dei social network.