È il 21 ottobre 2025 quando Nicolas Sarkozy, ex presidente francese dal 2007 al 2012, entra nel celebre penitenziario di La Santé, a sud di Parigi. Meno di un mese prima è stato condannato a cinque anni di reclusione per associazione a delinquere, nell'ambito di un processo in cui è accusato di aver finanziato la sua prima campagna presidenziale con fondi illeciti provenienti dalla Libia di Muammar Gheddafi, imputazione che ha sempre negato con forza. Fuori da lì, giornalisti da tutto il mondo s'accalcano per raccontare il primo caso di carcerazione di un capo di Stato nella storia della Francia repubblicana e dell'intera Unione Europea. Seduto al tavolo della sua cella d'isolamento, lontano dal mormorio esterno, Sarkozy inizierà a scrivere per riempire il silenzio e scongiurare la solitudine. Diario di un prigioniero è il racconto delle tre settimane che trascorre nel carcere parigino, il grido d'innocenza di un uomo per cui la giustizia può essere iniqua e deve perciò essere criticata. Ne emerge una testimonianza profondamente umana, in cui l'affetto sincero per la moglie e i figli, la riscoperta della fede e l'introspezione si affiancano senza contraddizioni alla denuncia politica di un complotto costruito su prove ritenute false. Perché nel «Paese più politico al mondo», anche un memoir è uno strumento di propaganda.