Editor: "Quando hai iniziato a scrivere?"

Autore: "Esattamente “quando ho iniziato a scrivere”, dunque in prima elementare. Ho avuto la fortuna di avere amici d’infanzia proprio come me, ci piaceva un sacco inventare e raccontare storie. Ci radunavamo in cerchio, sotto il portico, attorno a una candela tutta consumata, magari mentre fuori era buio perché imperversava un temporale estivo e raccontavamo storie strampalate. Erano tentativi di storie di paura, che ovviamente non facevano paura affatto e spesso erano senza capo né coda. Poi a volte queste storie le scrivevamo in un quadernone, e ci facevamo anche la copertina. Da grande ho avuto un’altra fortuna, quella di incontrare amici, esattamente come quelli d’infanzia (cosa rarissima!), e prima di ritornare a scrivere e diventare autore sono stato il personaggio di un romanzo fantasy, anzi, fantastico, ovvero Setalux (edito da Barbera), della mia amica Simona B. Lenic (per chi volesse leggerlo, sono il personaggio di Joshua!). Dunque posso dire che la scrittura ha sempre fatto parte di me, in tutte le sue forme.
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E: "Come ti è venuta l’idea per questo libro?"

A: "Da due righe di un’intervista a Dino Meneghin sulla Gazzetta dello Sport. Ricordava un giocatore appena scomparso, il russo Sergei Belov, e di come avesse messo in piedi negli anni Settanta una forma di baratto con le squadre occidentali per avere qualche prodotto americano, merce che era vietata oltre la Cortina di Ferro. E così quando le squadre italiane e russe si incontravano durante le partite di Coppa o della Nazionale si scambiavano questi prodotti, ad esempio un paio di jeans per una bottiglia di vodka, oppure dollari da usare nel mercato nero. Mi è subito sembrata una bella idea per costruirci attorno una storia d’avventura per ragazzi, perché è così che mi succede quando queste idee mi arrivano (e sono ovunque!), le vedo sempre dal punto di vista dei ragazzi, con loro protagonisti."

E: "Tu giochi a basket?"

A: "Ho giocato da ragazzino nelle giovanili della Marr Rimini, dal minibasket fino alla categoria Ragazzi, ma le partite migliori sono sempre state quelle al campetto, al mare con gli amici: sfide interminabili che iniziavano dopo pranzo sotto un sole micidiale e finivano di sera. È soprendente quanto fiato avessimo, adesso durerebbero soltanto dieci minuti. Non ho più il fisico!"

E: "Micky e i suoi amici sono delle persone vere?"

A: "Sì e no. Micky in quest’avventura è accompagnato da due amici, Menghi e Rigo. Sono due cognomi che ho preso da due compagni di squadra dell’epoca, ma solo i cognomi però, perché i personaggi non sono loro. Rigo poi, figuriamoci, nel romanzo è lo scarso della squadra, mentre nella realtà il Righetti mio compagno di squadra era un “filino” diverso: si chiama Alex e basti pensare che ha vinto la medaglia d’argento con la Nazionale alle Olimpiadi di Atene 2004. Per quello che riguarda Micky, invece, esiste veramente! In questo momento sta rispondendo a un’intervista."

E: "Sei contento della copertina del libro?"

A: "Molto, al punto che il libro probabilmente lo appenderò al muro, come se fosse un piccolo quadro. Non conoscevo Sarah (Sarah Mazzetti, ndr), ma adesso vado spesso sul suo sito per vedere se ha pubblicato qualche nuova illustrazione da ammirare, perché mi sembra di entrare in un piccolo museo di arte contemporanea.

E: "Cosa pensi di scrivere adesso?"

A: "Ho un Maxi Pigna pieno di storie e di idee, appunti che prendo quasi ogni giorno. Hanno tutti tempi di lievitazione diversa, chi lo sa quale sarà la prossima idea a venir fuori dal quadernone e a trasformarsi in un libro? Una cosa è certa però, sarà un’altra storia per ragazzi!"