Ho conosciuto Peccioli nel 2016, casualmente, grazie allo zampino di un caro amico che si chiama Maurizio de Giovanni. Fu lui a segnalarmi come ospite per la rassegna Parole guardate, che si tiene ogni anno in paese e lo aveva visto protagonista della prima edizione. Peccioli è un borgo antico che domina la Valdera dall’alto di una collina. Mi ha subito conquistato, al di là della sua bellezza, perché è abitato da persone illuminate che con passione e lungimiranza si dedicano alla valorizzazione delle risorse artistiche e culturali, facendone  una missione oltre che un lavoro. Da allora è nata una collaborazione, che io vivo più come una grande amicizia, con la Fondazione Peccioli, con il Sindaco e con tutte le persone meravigliose che ho conosciuto nei miei tanti viaggi di lavoro o di svago in paese. Da tempo pensavo di ambientare un romanzo in un luogo diverso dal solito, di allontanarmi dalle realtà metropolitane che abitualmente fanno da sfondo alle mie storie. La scelta di Peccioli, per una trama che avevo già abbozzato da tempo, è stata naturale. All’inizio ho faticato ad immaginare una storia di delitti orrendi in un luogo che per me rappresenta la bellezza, ma alla fine sono entrato nel giusto loop e ho iniziato a ripensare quei vicoli, quei palazzi, quei siti storici e archeologici, come scenario di un male  oscuro che affonda le sue radici nel passato. Il resto è venuto da sé. IL CACCIATORE DI ANIME è un romanzo che nasce dal cuore e che si propone di colpire al cuore, in due diverse maniere. La prima quella di appassionare i lettori a una trama tesa, avvincente, una indagine serrata che ha il sapore di una corsa senza respiro,  per catturare il responsabile dei  delitti rituali che sconvolgono l’equilibrio di un antico paese. L’altra è quella di far conoscere un luogo magico che è già meta di tanti visitatori ed estimatori ma che deve diventarlo sempre di più. Perché Peccioli è un modello virtuoso da prendere come esempio.