“Per tutti i giorni della tua vita” è una promessa d’amore eterno rovesciata.
Mi sono sempre chiesta come mai, nella formula matrimoniale, si prometta amore a qualcun altro basandosi sul nostro, di tempo.

La promessa di questo romanzo è quella che una giovane mamma fa al proprio figlio dal letto d’ospedale. È una promessa estrema, consapevole della fragilità insita in quel corpicino destinato, dalla nascita, a morire. I giorni, i momenti: ogni singolo respiro alimentato dai macchinari diventa prezioso.
Questo romanzo si appiglia a una storia realmente accaduta, quella del piccolo Alfie Evans, la cui sorte è stata scritta dalla vita, ma ridisegnata dalla legge dell’uomo.

Una storia che mi ha rapita, ossessionata, mentre cullavo mia figlia di pochi mesi e seguivo in televisione lo scorrere degli eventi. Ho scaricato e tradotto articoli, sentenze, atti. Ma volevo di più: volevo sapere come si sentiva quella madre di fronte al mistero della vita di suo figlio, come i dottori, di fronte a un caso di scienza tanto vicino al confine delle emozioni.

Da qui è nata l’idea di un romanzo. La cronaca si è spenta, la mia volontà no. La fantasia ha dato tridimensionalità alla piatta linea del tempo e, settimana dopo settimana, sono nati dalla tastiera personaggi forti, prese di posizione, passati che ritornano e presenti capaci di rivoluzionare le sorti di qualsiasi esistenza.

Per tutti i giorni della tua vita non ha la pretesa di raccontare la vicenda reale, ma cerca di prendere l’incredibile dal reale e di renderlo letteratura: di farlo durare per sempre.