Nel decennale de I codici del labirinto

Sono passati più di venticinque anni da quando acquistammo una casetta a Carcassonne, all’ombra delle sue mura medievali, nella Francia sudoccidentale. Non conoscevamo bene la località, e fu per noi un autentico colpo di fulmine, sospeso tra casualità e coincidenza. Mi innamorai istantaneamente e profondamente dell’infinito azzurro dei cieli della Linguadoca in autunno; della parete dei Pirenei a sud, bianca e lucente per chilometri e chilometri, in inverno; dei gialli dorati, dei rosa e viola dei fiori in primavera; del riverbero della calura e dei violenti temporali in estate. E soprattutto dei vicoli, delle stradine nascoste, degli edifici storti della Cité. E poi, sulla collina sovrastante il fiume Aude, la corona di pietra della Bastide, la trecentesca cittadella fortificata racchiusa entro la doppia cerchia di alte mura scandite da 52 torri e torrette, con i suoi polverosi passaggi – i lices – tra la cinta esterna e quella interna dove, un tempo, si svolgevano giostre e tornei cavallereschi, con il suo Château Comtal, e la Porta Narbonese. La sensazione di entrare nella storia.

Non avevo l’intenzione di scrivere su Carcassonne – la nostra era una casa per trascorrervi le vacanze in famiglia con i bambini, non per lavorare. Ma a poco a poco fui pervasa dalla suggestione del passato: Carcassonne, la città vecchia e la nuova, il paesaggio e soprattutto le vicissitudini tragiche e cruente della Crociata del 1209 contro il movimento dei Catari, perseguitati per la loro fede sia nella Linguadoca sia nell’Italia settentrionale.
Scrissi alcuni racconti – ripensandoci, mi rendo conto che mi esercitavo a trattare, in forma breve, i temi, i luoghi, le idee che, anni più tardi, sarebbero diventati l’asse portante de I codici del labirinto – ma il progetto di un romanzo apparteneva ancora al futuro.
Com’è nella natura di queste cose, tuttavia, i personaggi cominciarono ad avvicinarsi in punta di piedi, a delinearsi – Alaïs, la mia giovane eroina vissuta nel Duecento; suo padre, Bernard Pelletier; la saggia Esclarmonde; Audric Baillard, la coscienza del Midi, nella cui vicenda personale confluivano otto secoli di storia catara. Quindici anni dopo avere messo piede, per la prima volta, a Carcassonne, mi accinsi a prendere appunti e ad abbozzare il profilo di un romanzo che sarebbe diventato I codici del labirinto.

In occasione del decennale, mi volgo indietro a guardare con riconoscenza – e incredulità per essere stata così fortunata – la sequenza di eventi che ci portarono in quell’angolo di Francia dove è sbocciata la mia immaginazione di scrittrice. Sono grata agli abitanti di Carcassonne, generosi nell’accogliere come una di loro la donna inglese che raccontava la loro storia. I codici del labirinto è stato pubblicato in più di quaranta paesi e tradotto in trentotto lingue.
Una delle prime traduzioni è quella in italiano, pubblicata da Piemme quando ancora il romanzo non era uscito in Francia. Un ricordo a me molto caro è la partecipazione, nel 2006, al Noir in Festival di Courmayeur, all’ombra delle Alpi. Presi allora parte a interessantissimi eventi bilingui, in italiano e in inglese; conobbi autori provenienti dall’Europa e dal mondo. E soprattutto incontrai il pubblico dei lettori italiani. Un’esperienza magica, che rimane uno dei ricordi più preziosi dei miei itinerari letterari.

Ancora oggi, è per me una gradita sorpresa vedere un’edizione de I codici del labirinto nell’aeroporto di Roma, di Parigi o di New York, o trovarne una copia consumata – ripetutamente letta – in un negozio di seconda mano a Firenze, a Tolosa o a Oslo. È una gioia, ogni volta, ricevere una lettera o una email da qualcuno che, imbattendosi per la prima volta in Alaïs, in Audric o in Esclarmonde, vuole condividere con me i suoi pensieri.
I romanzi parlano di luoghi e di tempi, di come i personaggi sposano gli avvenimenti, di come le esperienze possono essere nello stesso tempo individuali e universali, specifiche e generali. La narrazione è un modo per capire i cicli della storia, i suoi corsi e ricorsi. Circa ottocento anni dopo la tragedia dei Catari che ispirò I codici del labirinto, i temi del romanzo – la guerra e le sue conseguenze, la fede e le sue conseguenze, l’amore e le sue conseguenze – sono attuali come sempre. Ogni volta che arrivo a Carcassonne, dopo essere stata lontana per qualche tempo, provo stupore nel percepire l’eco di quella storia straordinaria che vibra in ogni pietra, negli anfratti delle montagne e delle colline, nelle pianure. Le voci del passato risuonano con forza, chiedono di essere ascoltate.

Spero che i lettori – quelli che approdano per la prima volta al romanzo o vi ritornano, quelli che lo leggono nell’originale inglese o nella traduzione – traggano dalla lettura de I codici del labirinto la stessa gioia che vi ho tratto io nello scriverlo.

Kate Mosse, Sussex & Carcassonne
Febbraio 2015
[Traduzione di Gianna Lonza]