Se incidi la corteccia di un albero, mi hanno detto da bambino, l’albero piange.
Qui nei miei boschi, vicino a Sanremo, ci sono tante aghifoglie che, illuminate dal sole, brillano di una resina che sembra oro. Li guardavo affascinato, con un po' di tristezza. E mi chiedevo chi fosse mai stato a dar loro tanta pena. Mi chiedevo come poter farli smettere di piangere, gli alberi.

Sono molto affezionato ai miei luoghi; le mie storie nascono tutte da qui. Questi boschi, questi borghi abbandonati, queste scogliere sul mare. Quando mi capitava di essere portato in montagna, da piccolo, mi perdevo a ogni passo. Gli adulti per fortuna mi tenevano per mano, gli adulti erano lì per non farmi perdere. Così che la paura più grande, a volte, quando cresciamo, è perdere loro. Le persone più importanti, lungo quel cammino.

Ogni storia nasce da una ferita. Ogni albero non è solo un albero. Così come questo romanzo, che per mia scelta è costato anni e anni di risalita tra il buio della vita e le righe, tra i lutti e le pagine, non è solo la storia di Alice che perde suo padre. Ma è un albero con tanti rami, tutti che si protendono alla domanda delle domande: cosa diventiamo dopo la morte?

Alice è una bambina che non si dà per vinta, non vuole accettare quella notizia troppo grande, e allora decide di trasformare una ferita in una ricerca. Sa che lui non può essere scomparso per davvero, sa che suo padre ha in serbo per lei un segreto nascosto nelle ultime parole che le ha detto, prima di partire per i boschi.

La prima idea di questo romanzo nasce dieci anni fa, in una notte. Non avevo capito perché, ma sentivo che quella storia mi apparteneva davvero, sentivo una forza diversa rispetto al mio modo di scrivere usuale. Avevo sofferto molto in quel periodo e, anche se non raccontavo in modo diretto della mia esperienza sentivo che l’idea iniziale ne portava il cuore e che avevo il dovere di raccontarla. Se fossi arrivato in fondo avrei avuto forse una risposta?

Alice è un personaggio che è cresciuto con me, prima acerbo poi sempre più maturo. Via via che le esperienze le vivevo io lei si fortificava, diventava più reale. Anche lei mi è rimasta fedele e non mi ha mai abbandonato. Sono passati tanti anni, rifiuti e tentativi finché la magia è successa al Premio Calvino e poi con l’incontro con Piemme. Sento che Alice ora ha trovato la sua casa, quella che cercava da tanto, anche se il sentiero è stato lungo.

Zaino in spalla dunque (quello blu), io vi aspetto alla fine, sperando che il viaggio vi sia piaciuto.

P.S. Crescendo e studiando scienze naturali ho scoperto che gli alberi a volte piangono resina da soli, anche se non sono stati feriti. Questo mi ha fatto sempre credere che davvero non siano solo alberi...