In occasione dell'uscita di Caro Epicuro, abbiamo chiesto a Diego Fusaro cosa lo ha portato a scrivere questo libro e come lo si può collocare in questo determinato periodo storico.

L’ordine del discorso, ai tempi del Coronavirus, si preoccupa dei corpi e della loro salvezza. Per questo, la parola è data principalmente al medico, che della cura dei corpi è il professionista. Eppure già Platone, nel “Carmide”, sosteneva che non è possibile curare i corpi se non si curano anche le anime. Ed è, in fondo, questo uno dei compiti fondamentali della filosofia, che è – per dirla con Epicuro – “pharmakon”, “farmaco” che rasserena l’anima. Il presente libro è un tentativo di cura per le anime, travagliate dall’emergenza e dal senso di insicurezza: nella forma di brevi epistole inviate a Epicuro, l’autore si interroga sul senso delle domande fondamentali della filosofia, dall’amore alla morte, dalla responsabilità alla serenità. E prova a essere, per la sofferente anima dell’uomo contemporaneo, l’equivalente della quiete dopo la tempesta, secondo la bella immagine delineata dallo stesso Epicuro.