Un caro saluto a tutti!

Sto trascorrendo la mia quarantena ad Austin, in Texas. Spero che la crisi sanitaria legata alla pandemia in Italia stia passando e che tutti voi stiate bene.

Il mio romanzo, PANDEMIA, parla di un virus, simile in molti aspetti a quello che noi tutti stiamo combattendo in questi giorni, e per questo sono stato definito un profeta. Ma chiariamo le cose: è una pura e semplice coincidenza. È vero, però, che c’è un parallelismo con quello che succede oggi. Tutto ciò che ho scritto è il frutto di una ricerca accurata. Ho parlato con degli esperti chiedendo loro cosa sarebbe successo se un nuovo potente virus – simile a quello dell’influenza del 1918 – fosse arrivato nel mondo, partendo dall’Asia. Ho parlato con virologi, epidemiologi e microbiologi, e con esponenti della sanità pubblica che durante tutta la loro carriera hanno messo in conto un simile evento.

Loro sapevano che sarebbe potuto accadere, ma non quando.

PANDEMIA è ambientato in questo mondo. Ci sono eroi, nel mio romanzo come nella vita di tutti giorni, che combattono per contenere il contagio.

Il romanzo, in realtà, ha origine circa 10 anni fa, quando il regista Ridley Scott mi fece una domanda. Stava leggendo La strada di McCarthy, un libro in cui un padre e suo figlio vagano attraverso luoghi ormai devastati. Ridley mi chiese: «Cosa può essere successo? Quale forza o evento potrebbe far crollare la civiltà?»

Mi è venuto in mente il periodo in cui, da giovane reporter, mi ero occupato di un misterioso focolaio di influenza H1N1, lo stesso ceppo di quella del 1918, che aveva ucciso dai 50 ai 100 milioni di persone. Da quel momento gli operatori sanitari temevano il suo ritorno. Poi, nel 1976, una recluta, David Lewis, morì a Fort Dix nel New Jersey, a causa di quell’influenza. Per un motivo misterioso, fu l’unica vittima.

Nel 2009, il virus H1N1 tornò come una pandemia. L’organizzazione mondiale della sanità stima che l’influenza uccide ogni anno circa mezzo milione di persone. Eppure, gli esperti che ho consultato ritengono che siamo stati fortunati, nuove malattie stanno arrivando, una dopo l’altra, come l’Ebola, la Zika, l’influenza H5 N1, la SARS, le MERS, molte delle quali potrebbero avere conseguenze devastanti, e diventare una pandemia.

Il mio romanzo riflette la preoccupazione degli esperti con cui ho parlato. Il protagonista, Henry Parsons, è proprio uno di loro. È un epidemiologo che lavora al centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, ad Atlanta. È chiamato ad agire quando un nuovo pericoloso virus fa irruzione in un campo di detenzione in Indonesia. Quando Henry giunge sul posto, il virus ha già ucciso molte persone nel campo, compreso il team di Medici senza frontiere, arrivato per curare ciò che pensavano fosse l’HIV. Il virus arriva poi alla Mecca, dove milioni di pellegrini, provenienti da tutto il mondo, diventano il nucleo principale di una pandemia globale.

Il romanzo parla della lotta di Henry contro una della più grandi minacce per la civiltà che l’umanità ha dovuto affrontare. Allo stesso tempo, Henry cerca di riunirsi alla sua famiglia. È una sorta di moderna Odissea. L’eroismo di Henry rappresenta il coraggio di tutti i medici, gli infermieri e il personale sanitario che oggi stanno lavorando per salvare le nostre vite.

A loro voglio dedicare questo romanzo.