Un romanzino leggero leggero che si legge in un fiato. Ma che contiene un groppo di temi caldi compressi nell'arco di 10 giorni. Primo fra tutti il senso di inadeguatezza e di colpa di ogni mamma che ha un lavoro. Peggio, che ha un lavoro che la appassiona. E, peggio del peggio, che in mezzo al delirio di tempi iper-compressi si permette pure di perdere quel tempo che non ha in stupidate tipo accanirsi a giocare a Ruzzle o Candy Crush. Tanto da giustificarsi così: "E' il momento di solitaria riflessione di cui ho bisogno. Come una balena che ogni tanto riemerge per sfiatare: ama il mare in cui affonda, ma ama sapere che c'è un cielo da andare a guardare".
La rivincita della mamma imperfetta di Annalisa Strada, finora scrittrice solo per ragazzi e premio Andersen 2014, è indicatissimo per tutte le mamme sull'orlo di una crisi di nervi: fa ridere e fa arrabbiare verso le altre troppo perfette, oltre che contro gli immancabili maschi porci maiali, capi o mariti che siano. Ma soprattutto consola le tante mamme che ogni tanto - o ogni poco - si sentono sbagliate perché mettono da parte l'istinto materno per fare anche altro.
"Chi almeno una volta non ha cercato di uccidere il proprio figlio?", provoca Strada. E ancora: "Ti sei mai detta Chi me l'ha fatto fare?" "Perché in realtà cresci nella convinzione che l'istinto materno sia una cosa autoinstallante, che scatta appena ti danno in mano il neonato. Poi scopri che no, e ti senti un mostro: ed è proprio da lì che nasce la cosiddetta imperfezione". E se invece questo mito della mamma piuccheperfetta fosse l'ennesimo portato di noi maschietti, che nel mito della nostra santa mamma lo imponiamo alle nostre compagne? "Ma sa che non ci avevo mica pensato?!", risponde Strada.
Sia come sia, la "mamma imperfetta" del romanzo, manager di un museo archeologico con due figli alle elementari e marito sempre in giro in quanto manager di un team di MotoGp, si prende tutte le sue rivincite. E anche noi uomini, vivendole accanto, non possiamo che tifare per lei. Oltre a tutto la storia, ritmo serratissimo e girandola di personaggi, ha pure un lieto fine. A sorpresa, ovviamente. Che volete di più?