- Harry Castellani, un personaggio di grande originalità, che buca la pagina e arriva al fianco del lettore quasi fosse una persona. Quali sono i tratti psicologici da cui sei partito, quali invece sono arrivati scrivendo e chi ti ha ispirato per questo personaggio/uomo indimenticabile?

Quando ho cominciato a scrivere questo libro e ho immaginato il suo protagonista, sono fondamentalmente partito come prima cosa da me stesso. O meglio, il me che – in un’ipotetica seconda vita – mi sarebbe piaciuto vedere all’opera in alcune situazioni. Io sono l’opposto di Harry su molte cose. Sono una persona molto misurata, non mi trovo con gli eccessi e tendo a vivere una vita “ipercontrollata”, che lascia poco spazio a eventi inaspettati, follie improvvisate o esagerazioni. Harry è un po’ il mio alter ego. È un bugiardo patentato, un uomo in balia della vita che perde facilmente il controllo – sia di sé stesso che delle situazioni – e che è naturalmente portato verso i guai e gli eccessi. Insomma, il mio alter ego sì, ma anche la mia nemesi. Mi stuzzicava l’idea di mettere su carta un personaggio inappropriato, irriverente e, a tratti, indecente. Quello che io non sono mai stato.
In seconda battuta, Harry è la sintesi di tanti, tanti personaggi che, più o meno consciamente, ho incontrato nella mia vita, sia nella finzione che nella realtà. Harry starebbe bene in qualche puntata dei Soprano o insieme a Mel Gibson in un episodio di Arma Letale, ma lo vedresti bene anche a farsi una birra con Jeff Bridges e Steve Buscemi ne Il grande Lebowski. In lui si ritrovano aspetti dei detective hard boiled vecchio stampo come Sam Spade e Philip Marlowe, ma anche schegge di personaggi più introspettivi. E in lui ci sono anche molti dettagli, piccole sfumature di persone che ho conosciuto nella vita reale e a cui penso ogni volta che scrivo di lui. Insomma, Harry è un personaggio di sintesi, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.

- Un thriller romano ma fortemente contaminato dal mondo anglosassone, per la provenienza di alcuni dei personaggi, ma non solo. Come mai questa scelta?

Ho una grande passione per la letteratura statunitense. La maniera americana di concepire il thriller e di dargli dignità di opera letteraria “complessa” mi affascina. L’idea di fondo era dunque quella di immaginare un personaggio che provenisse da quel mondo e inserirlo, anche un po’ di forza, se vogliamo, in una realtà come quella romana. Sono cresciuto leggendo i libri di Nelson DeMille e Michael Connelly, guardando i film di Hollywood con protagonisti detective e poliziotti, quindi ho provato a interpretare un personaggio proveniente da quel genere di mondo. Spero di esserci riuscito.

- Senza fare spoiler, c'è una scena del romanzo di cui sei particolarmente fiero e una, invece, che ti ha dato del filo da torcere?

Ho combattuto molto con le scene “forti” del libro. Non amo mettere su carta la violenza e la sopraffazione, ma ho ritenuto che ai fini della storia fossero necessarie. Non le ho amate e ho fatto grande fatica, ma ho dovuto.
Vado particolarmente fiero di un punto del romanzo, quello in cui Harry trova il modo di salvare sé stesso da tutta la storia in cui è invischiato e che sta rischiando di rovinarlo anche sul piano professionale. Mentre fa una nuotata, ha il suo colpo di genio. Beh, in quella scena io e lui eravamo in simbiosi. Lui ha avuto il suo colpo di genio e io il mio, immaginando quella svolta negli eventi.

- Il tuo protagonista è ossessionato dalle donne, le ama o le amerebbe più o meno tutte. Come mai una scelta che qualcuno potrebbe definire politicamente scorretta? Che poi, a ben vedere, non sono proprio le donne le protagoniste di questo libro?

Quello che all’inizio del libro può apparire come un comportamento politicamente scorretto serve solo a mostrare l’arco del personaggio e la profonda crescita e maturazione interiore di Harry. La passione inizialmente “superficiale” e, se vogliamo, quasi patologica e di stampo machista di Harry nei confronti delle donne sarebbe moralmente criticabile se il protagonista non assumesse a un certo punto la consapevolezza del valore che ogni singola donna della sua vita riveste.
E così il suo amore per le donne, da un certo momento in poi, diventa amore per la vita, desiderio di rivalsa e di giustizia. È proprio questa sua passione viscerale verso le donne che lo aiuta a intraprendere la strada “giusta”. Quindi in questo senso Harry è tutt’altro che politicamente scorretto. È un uomo che “impara” a rispettare le donne e a dar loro il giusto valore e, se si legge fra le righe, ci si renderà conto che alla fin fine saranno proprio le donne a salvare sé stesse e lo stesso Harry.
In definitiva sì, si può senza dubbio affermare che le donne siano in questo libro le vere protagoniste. Sono orgoglioso di avere inserito nel libro vari personaggi che sono declinazioni del genere femminile. Alla fine tutte compiono il proprio gesto di coraggio, superano le loro paure e compiono la scelta giusta. E Harry a quel punto non c’entra più nulla, subisce e accetta le loro scelte, riconoscendone la grandezza, la loro smisurata grandezza rispetto al “piccolo” Harry arrivato a Roma vittima delle sue ossessioni. Senza di loro, Harry sarebbe morto da un pezzo.

- Il tuo thriller parla molto di editoria, visto che Harry Castellani è uno scrittore di successo. Come mai un "libro sui libri", è stato difficile costruire l'ambientazione evitando luoghi comuni?

Il mondo dell’editoria mi ha sempre affascinato e dunque sono partito da un personaggio che, seppur a modo suo, aveva a che fare con quel mondo. Per il resto, evitare i luoghi comuni è stato molto complesso. In fase di editing, e grazie alle persone che mi hanno aiutato, sono riuscito a rendere l’ambientazione e la situazione più “verosimile”, pur mantenendo il punto centrale della personalissima storia di Harry che, ovviamente, in questa sede non posso anticiparvi!

- C’è un personaggio, Harry a parte, cui ti senti particolarmente legato?

Ho una predilezione per l’agente di Harry, Robert Harleigh. È un uomo pessimo, un calcolatore, il classico uomo d’affari americano che venderebbe sua madre pronta cassa. Le scene in cui Harry e Robert dialogano sono spassose, almeno così le ho pensate. È un personaggio eccessivo ma comunque razionale e pragmatico. Ne ho conosciuti tanti di “Robert” : un classico uomo dall’aspetto pacato e bonario, ma appena si richiude dietro la porta del suo ufficio, oppure gli metti in mano un telefono in un posto appartato, non sai mai quello che potrebbe dire o fare. Lo adoro, e credo che, sotto sotto, sia uno dei personaggi più “romani” del mio libro.