Il tuo romanzo non è una storia d’amore. O meglio, non è solo una storia d’amore, ma diventa, pagina dopo pagina, la storia di una ricerca di libertà e riscatto. Qual è il messaggio più profondo che vorresti passare ai lettori?
Che la libertà è di tutti o non è di nessuno, e che bisogna essere pronti a pagarne il prezzo. Questo mi hanno insegnato Anne Marie e Nù: prendere in mano il tuo destino non basta se non sei capace di guardarti attorno. La libertà non è mai solo per sé stessi e richiede il saper scegliere cosa tenere e a cosa rinunciare. Crediamo che la guerra civile spagnola sia una storia vecchia di ottant’anni, ma basterebbe ascoltare i racconti di Eddi Marcucci per scoprire che, in altre latitudini, è ancora la stessa storia.
Siamo nella Nuoro degli anni ’30 e assistiamo a conflitti politici, sociali, a un’inquietudine che spesso sfocia in violenza. Novant’anni dopo, in un contesto molto diverso, democratico e liberale, che cosa ritroviamo di quell’Italia?
L’uomo continua a essere lupo per l’uomo. Nel 1921 il Partito Sardo d’Azione, un partito autonomista, repubblicano, interessato alla questione sociale, prende un voto su tre degli aventi diritto in Sardegna. Tre anni dopo, nel 1924, si spacca, e una parte confluisce all’interno del partito fascista. Oggi il governo della Sardegna è affidato a un Sardista che, per vincere le elezioni, si è alleato con la Lega. La sinistra è come allora spiazzata e divisa, incapace di leggere il proprio tempo. Infine, ancora la questione meridionale resta irrisolta, e temo questa sia una questione di mera convenienza.
Oltre ai Corbu e ai Cualbu, le due famiglie protagoniste di questa storia in continuo scontro tra loro, un altro “personaggio” è sicuramente l’ambientazione, tra una Nuoro gelida e innevata e la costa profumata di mirto. Quanto è importante per te aver scelto come luoghi questi luoghi?
Nùoro e Siniscola sono terre dell’anima. È qui che ho parte importante degli affetti: mio zio Pietro, per me un secondo padre, era originario di Nùoro e mi portava spesso, così come lo è la mia compagna; a Nùoro vive Anna Maria Corbu, una persona a cui sono molto legato e che è stata fondamentale in scrittura e riscrittura. C’è poi una certa letterarietà, che suggestiona e innamora: Deledda, Satta (Sebastiano e Salvatore, ognuno a modo suo), Fois, rappresentano quei giganti sulle cui spalle ho provato ad arrampicarmi. Ma tutto questo amore non sarebbe stato sufficiente. Avevo bisogno di un luogo che rappresentasse la Sardegna e ne ponesse in luce la profonda contraddizione, perché questo romanzo è interamente basato su grandi contraddizioni: il sangue dato dai padri e l’amore che invece si sceglie, la libertà di essere sé stessi e la forza che tenta di schiacciarla, l’egoismo che sostiene di decidere per il bene e per amore contro il sacrificio compiuto per il bene comune. Ecco: il bianco del Corrasi d’inverno rappresentava la perfetta antitesi al verde e all’azzurro di Santa Lucia, la contraddizione perfetta.
Libertà è per forza, come per Anne Marie, abbandono del passato, dei legami, di chi si è stati? Perché nella vita della protagonista di Il vento ci porterà scegliere è per forza dimenticare?
No, non è sempre necessario. Libertà è, come prova a insegnare nonno Corbu, scegliere che cosa va reciso e cosa invece tagliare; non è prendere tutto e non è rinunciare a tutto. Non esiste libertà senza scelta, e non esiste scelta senza la possibilità di compierla. Anne Marie si trova però a un punto estremo della propria esistenza, che coincide con un punto di morte: resta sospesa per giorni nel limbo della morte e quando torna alla vita si trova in una terra che non è più casa, ma che a un certo punto potrebbe diventarlo. Solo affidandosi allo straniero, a chi è altro da lei, potrà provare finalmente a essere, e non ad appartenere a una famiglia o a un uomo. Ma, come il lettore vedrà, anche questo tentativo di tenere lontana dal cuore la memoria non sarà impresa semplice...

Spesso gli autori affidano la loro voce, il loro pensiero, a volte il loro stesso agire, a un personaggio in particolare. Se lo hai fatto, a chi hai affidato la tua voce?
Sono molto affezionato a Baptiste, un uomo per cui il proprio bene ha valore solo se messo in relazione con quello degli altri; ha perso una gamba per salvare un uomo e non se né mai pentito, ha un’idea del mondo per cui l’uguaglianza ha senso solo se prima viene l’equità: a ciascuno secondo il suo bisogno e da ciascuno secondo le sue possibilità. E non nego un debole per nonno Corbu: l’amore per la poesia è lo stesso mio, così come lo è l’intollerabilità per il sopruso.