La comunicazione può determinare l’ascesa o la caduta di un leader, il successo o il fallimento dell’operato di un governo, la nostra scelta di un prodotto anziché un altro e così via. Un impatto di per sé enorme sulle vite di miliardi di persone, le cui dimensioni sono oggi aumentate a dismisura dagli algoritmi di piattaforme come Meta (che riunisce Facebook, Instagram e WhatsApp) e Google, che non a caso hanno fagocitato anche l’intero sistema dell’informazione.

Già, perché le notizie, ovvero i contenuti, sono l’elemento grazie al quale tenerci incollati ai nostri smartphone per rivendere, così, la nostra attenzione a chi intende sottoporre i propri messaggi pubblicitari a un pubblico il più possibile profilato.

«Le parole sono tutto» è probabilmente il primo libro che descrive questo processo dall’inizio alla fine, facendo un excursus che parte dal modello di business del New York Sun (siamo nel 1833), passando dalle tecniche di comunicazione scaturite dai due conflitti mondiali, per arrivare alla rivoluzione digitale e, quindi, ai tempi di pandemia e guerra in Ucraina.

Un pamphlet agile ma al tempo stesso ricco di strumenti anche didascalici capaci di offrire al lettore una visione chiara delle tecniche comunicative utilizzate da uomini d’affari e leader politici, anche attraverso il racconto di case study: lo scandalo Nigergate, la polarizzazione tra democratici e repubblicani negli USA, la perdita di consenso da parte di Fini, Renzi e Salvini e, infine, il “Metodo Zelensky”.

I due autori, Francesco Fabiano e Alessandro Nardone, sono tra i maggiori esperti italiani di tecniche di comunicazione applicate sia al digitale che alla dimensione reale, e uniscono competenze specifiche diverse offrendo al lettore una panoramica completa ma comprensibile al tempo stesso, arricchita dalla prefazione di Luca Rigoni, giornalista Mediaset e storico inviato del TG5 negli Stati Uniti.