Si è sempre parlato di Fellini come cineasta e disegnatore; ma c'è un'arte più nascosta, più silenziosa e nello stesso tempo forte e dirompente che va fatta emergere, ed è quella della parola, del suo modo di esprimersi e di raccontare di sé e del mondo. È proprio quest’arte al centro di Federico Fellini. Dizionario intimo per parole e immagini il nuovo libro sul grande artista, che contiene le sue definizioni, il suo vocabolario, le sue parole, raccolti con passione e curati dalla nipote Daniela Barbiani e introdotti da Milan Kundera.

Tratti da questo volume, scopriamo insieme due di questi vocaboli: approccio e film, due definizioni essenziali per la poetica di Fellini, che ci aiutano a comprendere meglio e tutto tondo un artista eclettico e indimenticabile.

 

APPROCCIO

Perché disegno i personaggi dei miei film? Perché prendo appunti grafici delle facce, dei nasi, dei baffi, delle cravatte, delle borsette, del modo di accavallare le gambe, delle persone che vengono a trovarmi in ufficio?

Forse l’ho già detto che è un modo per cominciare a guardare il film in faccia, per vedere che tipo è, il tentativo di fissare qualcosa, sia pure minuscolo, al limite dell’insignificanza, ma che mi sembra abbia comunque a che fare col film, e velatamente mi parla di lui; non so, forse è anche un pretesto per avviare un rapporto, un espediente per trattenere il film, o meglio ancora per intrattenerlo. La verità è che non so teorizzare i miei tic, non riesco a riconoscere un sistema nei vari rituali che accompagnano il mio lavoro, anzi, che sono il mio lavoro; e poi ogni film è diverso dall’altro, ognuno ha un carattere, un suo temperamento, e quindi un suo modo di stabilire un rapporto personale: alcuni si presentano con una discrezione delicatissima, esitante, ma la loro capacità di coinvolgimento è la più insidiosa perché inavvertita. Altri vogliono sorprenderti, si manifestano con l’esuberanza di certi compagni che per gioco si travestono per non essere riconosciuti; altri ancora hanno un approccio sguaiato, la loro vitalità è violenta, contagiosa, esaltata, ce ne sono poi alcuni con i quali il rapporto subito si configura nelle mene pericolose e affaticanti dello scontro, sono quelli che ti possiedono senza rimedio, perché lì l’intesa, affondata chissà dove, è incontrollabile, indiscutibile.

 

FILM

Il rapporto che ho con i miei film è quello che si viene delineando man mano che il film cresce e si avvia al suo compimento, un rapporto che si ripete e che vale per tutti. Un bel giorno il film a cui stai lavorando finisce, anche prima della fine effettiva delle riprese. Nei teatri di posa che erano stati tuoi ci sono altre troupe, montano altri set: avverti altre presenze come un’intrusione, una violazione, un sacrilegio, sono dei “guastatori”. Così la conclusione del lavoro appare come una dispersione, uno smagliarsi. Intanto però arriva qualcosa che assomiglia un po’ a un ricominciare da capo, è la fase del montaggio. Il rapporto diventa privato , personale; niente più confusione, niente più estranei, visitatori, amici che bene o male costituiscono un magma nutriente durante le riprese.