“Dai Zappa, tu non vuoi capire!” Per Roger Zappa, investigatore radiofonico al soldo della verità storica, è sempre stato difficile capire. Capire se stesso, capire gli altri, capire il mondo circostante. Glielo ripetono da sempre. Ma come il Giambellino, quartiere dove è cresciuto, niente è più difficile da capire. Eppure tutti lo conoscono: chi per Gaber e gli innumerevoli cantautori cresciuti in zona, chi per gli scrittori e registi che ne hanno disegnato più facce, chi perché di lì è passata tanta storia, con il suo codazzo di tragedie. Nemmeno il perimetro toponomastico è chiaro: una colata di cemento con nomi di fiori — largo Gelsomini, via dei Tulipani — incastonato tra cascine e vecchie fabbriche. Una babele di idiomi e gente diversa — milanesi, francesi, arabi, cinesi, lingue dell’est, lingue nomadi e non solo: dal “terrunciello” alla scuola ebraica, dagli “zarri” ai vecchi “tossici”, dalle case volute dal Duce a quelle costruite da Berlusconi — tutti insieme in poche vie. Qui hanno visto nascere e morire il fascismo, il fordismo, la Milano da bere, le Brigate Rosse, la ligera, le bische, i malavitosi con nomi esotici,  — il Tebano, Faccia d’Angelo —, lo spaccio di eroina e gli zombie braccati dall’aids… Fino a oggi. Già, oggi. Oggi che Milano è in resurrezione, con i suoi progetti di riqualifica, il quartiere non è più quello di prima. La Metropolitana in piazza Tirana, i nuovi palazzi al posto delle case popolari, il verde vero e una nuova biblioteca ne trasformeranno nuovamente l’identità. Ebbene, cosa sarà delle anime che lo abitano? E cosa sarà di Roger Zappa, il quale per risolvere il caso di una prostituta uccisa, dovrà finalmente capire il suo Giambellino? E magari, con lui, finalmente anche se stesso?