In Quando uccisero Maradona, Maurizio Crosetti, firma e cronista di razza di Repubblica, racconta il grande mistero attorno alla morte del più grande calciatore di tutti i tempi. Come in un grande romanzo sudamericano, c'è la solitudine dell'uomo, la grandezza smisurata del campione in disarmo, la descrizione delle persone che gli sono state vicine negli ultimi tempi e quelle a lui più ostili. Il cuore del libro può essere sintetizzato in queste tre domande a cui l'autore risponde:
Perché raccontare la morte di Diego Armando Maradona significa raccontare un grande giallo contemporaneo? Quali sono i misteri e i presunti colpevoli?
Credo si possa morire, e in qualche modo “venire uccisi”, anche dalla mancanza d’amore e dall’abbandono. E’ quanto accaduto a Diego Maradona negli ultimi giorni della sua vita, in quei quaranta giorni trascorsi dalle dimissioni, probabilmente intempestive, dalla clinica di Buenos Aires nella quale il campione era stato operato al cervello, fino alla morte in quella solitaria casa di Tigre, di fatto senza vera assistenza medica e, cosa ancora più grave, senza che qualcuno che lo amava gli fosse accanto veramente. Il mistero riguarda  le autentiche ragioni di questo abbandono, e il perché nessuno si sia davvero preoccupato di curare e accudire Maradona come si doveva. I presunti colpevoli, alcuni dei quali attualmente sotto indagine da parte della magistratura argentina, potrebbero essere in primo luogo i medici di Maradona. Ma credo che anche la famiglia del leggendario fuoriclasse abbia qualche motivo per sentirsi in colpa.
Tu sei stato a Buenos Aires subito dopo la sua morte? che atmosfera hai respirato e hai riportato nel libro?
Sono arrivato a Buenos Aires il giorno dopo il funerale di Diego, alla fine dello scorso mese di novembre, e ho avvertito una sensazione di dolore e sgomento collettivo: l’Argentina mi è apparsa come una nazione di orfani. Più di una persona, mettendosi a parlare di Maradona con me, ha cominciato a piangere, inconsolabile.
Maradona somiglia ad un grande patriarca della letteratura sudamericana. cosa lo rende unico come uomo e come sportivo?
Sull’unicità del campione e sulla sua classe immensa, tutti sono concordi e non credo ci sia molto da aggiungere. Per quanto riguarda il suo ruolo di patriarca, questo è dipeso dalle sue molte compagne e dai cinque figli “ufficiali” avuti da quattro donne diverse. Maradona ha sempre “fatto clan” sia come giocatore, sia come uomo, ha avuto un seguito smisurato di persone, molte delle quali non certo disinteressate agli aspetti economici che questa vicinanza produceva, però alla fine è morto in totale solitudine: questo credo debba far riflettere molto. Diego è morto solo, come il colonnello Aureliano Buendia e come altre indimenticabili figure di Garzia Marquez e di altri grandi autori della narrativa sudamericana. Non mi pare soltanto una suggestione letteraria, ma un tema della vita di Maradona e della sua lunga, triste, interminabile morte.