Umbria, inizio Novecento. Nelle campagne a un passo dal Lago Trasimeno le donne custodiscono un segreto antico: l'arte del ricamo, tramandata di madre in figlia come un rituale sacro. Sono mani segnate dalla fatica, ma quando stringono l'ago diventano leggere come l'aria e sulla tela fanno fiorire ghirlande e volute di fili color ruggine, verde e celeste antico. Romeyne Robert, la moglie americana del marchese di Sorbello, che amministra quelle terre, è sorpresa dal fatto che decorazioni così raffinate possano nascere dalle mani di donne che vivono dentro baracche fatiscenti. Lei ha gli strumenti giusti per aiutarle a riscattarsi: un titolo nobiliare, un patrimonio e un'idea. Il ricamo, fino ad allora una tecnica segreta e domestica, riservata alla decorazione dei corredi nuziali, può diventare un'arte venduta e ammirata ben oltre i confini di quelle campagne. Nella Villa del Pischiello, la storica residenza estiva della famiglia Sorbello poco lontana dal Trasimeno, Romeyne fa dunque allestire un opificio, ma la sua è un'impresa che deve legittimare passo dopo passo, contro la resistenza del marito, i pregiudizi della società e la diffidenza dei contadini. Perché ciò che vuole regalare a quelle donne, prima ancora di un mestiere, è qualcosa che a lei stessa è stato negato: la libertà di scegliere per sé. Elisabetta Bricca scrive un romanzo delicato eppure potente, ispirato alla vera storia delle ricamatrici della Villa del Pischiello. Un racconto che intreccia arte, coraggio ed emancipazione femminile e che ricorda come anche i gesti più umili, un punto dopo l'altro, possano innescare una rivoluzione.