Il primo fermo immagine è una casa abusiva sull'argine del fiume a Mezzani: Andrea è un bambino solo e già disperato, figlio di un uomo brutale e di una madre fragile. Il secondo è la fuga a Parma, a casa della nonna materna, un primo assaggio di normalità. Poi la sua morte, il vuoto riempito dall'arrivo del «tunisino», il patrigno che rappresenterà l'inizio della tortura. È solo un ragazzino ma già vive nel caos, nell'angoscia, sottoposto a umiliazioni quotidiane. È mosso da un unico desiderio: farsi piccolo, sparire, sparire per sempre. Lì, tra le mura domestiche, trova l'anestetico perfetto: erba, crack, eroina, un'unica lunghissima diapositiva in cui tutto si confonde. La sua vita diventa un suicidio a rate, la triste immagine di un morto a galla che spera di morire, convinto di non meritare niente. Un giorno la cronaca locale riporta il suo cognome in prima pagina: il padre biologico ha sparato alla compagna. Per Andrea, il ragazzo di «cinque euro due canne», è una sliding door: in quell'uomo vede chiaramente lo specchio di ciò che potrebbe diventare e per la prima volta ha paura. Per la prima volta sceglie la vita, la salvezza, che per lui ha il rumore dell'acqua, il calore dei musi che pulisce ogni giorno nella toelettatura in cui lavora, nella ripetizione dei giorni finalmente normali. In queste pagine c'è tutta la sua anima: il resoconto lucido di una vita ai margini, un vicolo cieco che si è trasformato in un bellissimo viaggio.