«Bisogna usare molta cautela.
Quando si affronta un uomo sconvolto, bisogna usare molta cautela. Soprattutto se imbraccia un fucile semi-automatico».
Marzo 1944, nell’intrico asfissiante della foresta birmana il tenente Cady fa un passo di troppo verso un soldato nero, il geniere Herman Perry. Perry piange, è già stato in quel vero inferno che per quelli come lui è il carcere militare e ora, per una sciocchezza, non ci vuole tornare. Trema, e ha un fucile in mano. «Non si avvicini, tenente. Stia indietro…»
È l’inizio della leggenda del “Re della Giungla”, l’incredibile, avvincente vicenda di un soldato di colore durante la seconda guerra mondiale, in fuga per un omicidio e braccato dalla polizia militare attraverso la giungla asiatica, in compagnia della figlia di un capo tribù di tagliatori di teste, in mezzo a rischi mortali.
Già una volta è stato arrestato, già una volta è evaso e sfuggito alla forca. Ora è un fantasma, un incubo, un monito, uno spauracchio, il vendicatore di tutti i torti subiti, il pericolo numero uno, avvistato ovunque, bersaglio di una caccia all’uomo senza precedenti.
In molti vogliono il Re. A qualunque costo. Vivo o morto.