"Questo è il racconto di cosa facemmo, vedemmo e patimmo durante una campagna nella valle del fiume Ia Drang, sugli altipiani centrali del Vietnam del Sud, nel novembre 1965. Eravamo i figli degli anni Cinquanta, giovani seguaci di John Kennedy, e andammo dove ci avevano mandato. Oggi, i nostri volti di giovani ormai vecchi, scavati dalle febbri e dalle notti insonni, ci fissano impietriti, come estranei sperduti e dannati, dalle foto ingiallite che abbiamo conservato in scatole di cartone. Noi sappiamo cos'è stato il Vietnam, e come sembravamo, e agivamo, e parlavamo, e odoravamo. In America pare che non lo sappia nessun altro. E allora per una volta, una volta sola, bisogna dire: è cominciato così, era così. Alla fine i morti non si sono rialzati. I feriti non si sono sciacquati le piaghe per riprendere a vivere come se niente fosse. Nessuno di noi ha lasciato il Vietnam uguale a prima.Questo racconto è il nostro testamento. È il nostro tributo ai ragazzi americani che ci sono morti accanto, e alle centinaia di ragazzi dell'Armata del popolo morti in quella giungla. Questa è la nostra storia e la loro. Perché un tempo siamo stati soldati, e giovani."

È stata la guerra più fotogenica, più cinematografica, più letteraria del secolo scorso. Lo spauracchio di tutte le guerre che l'America ha combattuto in seguito. In Eravamo giovani in Vietnam e Nessuno ha lasciato il Vietnam, i due bestseller qui raccolti, rivive una pagina emblematica di quella guerra, la battaglia dello Ia Drang. A raccontarla sono il colonnello Harold Moore, protagonista di quei giorni, e il giornalista Joseph Galloway, uno dei pochi reporter a seguire la battaglia. Entrambi, pur essendo tornati, non hanno mai lasciato il Vietnam per davvero.