Connor riprende coscienza e trova una confusione appannata nel punto in cui dovrebbero esserci i suoi pensieri. Gli fa male il viso e vede solo da un occhio. Qualcosa preme sull’altro. È in una stanza bianca. C’è una finestra da cui vede entrare il sole. Senza dubbio è una stanza d’ospedale e quella che gli preme sull’occhio è una benda. Solo a quel punto comincia a mettere insieme gli eventi che l’hanno
portato lì. C’è stata un’esplosione. C’è stata una rivolta. Poi è arrivato Lev. È tutto ciò che ricorda. Entra un’infermiera. – Ah, finalmente
è sveglio. Come si sente? – Bene – risponde lui con una voce che è poco più di un gracchiare. – Da quanto...
– Poco più di due settimane. Due settimane? E Risa... lei come sta? – C’era una ragazza – dice Connor. – Sul tetto della clinica di raccolta. Si sa cosa le è successo? L’espressione dell’infermiera non rivela nulla. – A quello pensiamo dopo.