«Alla fine so perché mi alzo tutte le mattine e perché vado a letto la sera: è per giocare a tennis.»
ROGER FEDERER

«Una creatura con il corpo fatto di carne e di luce» lo ha definito lo scrittore David Forster Wallace. «Si muove come un sospiro», dice Nick Bollettieri, forse l'allenatore di maggior successo nella storia del tennis. E Chris Evert: «C'è qualcosa in lui che tocca le corde del cuore.»
Attingono alla poesia le immagini ispirate dal gioco di Roger Federer. Un gioco elegante e "vintage" come lui stesso lo ha definito, che qualcuno considera innato e ottenuto quasi senza sforzo. Ma non si diventa il più grande tennista - e atleta - di tutti i tempi senza un duro lavoro. E senza qualcosa che ti brucia dentro.
Una rabbia, un'eterna insoddisfazione che ti spinge a perfezionarti. Una volta, di ritorno da una gara persa, il padre Robert fa scendere Roger ragazzo dall'auto e gli spinge la testa nella neve per spegnere i bollenti spiriti. Non smetteva di inveire per la sconfitta subita, senza darsi pace. Detestava l'imperfezione e detestava perdere. È questo che lo ha portato a diventare il più grande.
Ricco di fotografie a colori e grafici, questa è la storia di come una giovane testa calda di Basilea si è trasformato nel calmo, posato e imbattibile imperatore del tennis - nessuno ha vinto più tornei del Grande Slam o è rimasto più settimane al numero 1 del ranking. Un vero dominatore del tempo.