Sopra la panca
Maniaci, egoisti, fanatici, pragmatici, sognatori. Chi sono gli allenatori di calcio? L’Italia si divide da sempre: chi li ama e chi li odia, chi crede che siano fondamentali, chi è convinto che siano la cosa più superflua del calcio. Quanto conta un allenatore? È una domanda eterna, perché la risposta è sempre la stessa: conta tanto quando si perde e poco quando si vince. L’allenatore è l’unico singolo in un gioco di squadra, il più facile da criticare e a volte da esaltare: il capro espiatorio, o il genio.
L’arrivo di Mourinho in Italia ha riproposto il dilemma: lui, il numero uno, lo special one. Vincente, ingombrante, personaggio nel bene e nel male. Già, ma quanto incide? E quanto incidono gli anti-Mourinho, cioè tutti gli altri che non sono lui? Qualcuno ha cambiato il calcio, qualcun altro ha fatto finta, molti non ci sono riusciti anche provandoci. Altri non ci hanno neanche provato, ma sono diventati più famosi di quanto avrebbero mai sperato o meritato. Sopra la panca racconta storie di panchina: 19 ritratti, come una squadra di calcio, riserve comprese, più lui, l’allenatore. Storie di mister geniali o banali, ognuno bizzarro a modo suo, ognuno speciale a modo suo. Ci sono gli eterni come i Trapattoni e i Ferguson, i giovani rampanti come Zenga e Guardiola. I rivoluzionari alla Zeman e i conservatori alla Capello, i signori perdenti alla Eriksson e i viziati vincenti alla Lippi. In fondo gli allenatori sono lo specchio di una società: la nostra. E per questo non possiamo farne a meno.
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