Harri ha undici anni, vive a Londra, ma solo da pochi mesi. È arrivato da un paese, il Ghana, molto lontano da lì, talmente lontano che quando parla al telefono con suo padre, rimasto in patria con la sorella più piccola, gli sembra che sia all’interno di un sottomarino, in fondo al mare.
La sua nuova vita non è affatto male, nonostante sia tutto molto diverso da prima: ci sono le mille regole da imparare anche solo per prendere un ascensore e i tanti modi di dire la stessa cosa che si sono inventati gli inglesi, forse per paura di restare senza parole. E poi c’è la scuola, che non assomiglia per nulla a quella che frequentava in Ghana: ci sono ragazzi che provengono da tutto il mondo, e questo è un bene, perché si scoprono sempre giochi nuovi, ma è anche un male, perché a qualcuno non va giù che tu abbia la pelle nera e dice che puzzi come un topo di fogna.
Un giorno, un suo compagno di scuola viene accoltellato per strada e Harri decide di trovare il colpevole: della polizia, da quelle parti, non ci si può fidare, lo sanno tutti. Quando, durante le sue indagini, scoprirà i veri colpevoli, per lui arriverà il momento di scegliere da che parte stare e, con esso, la terribile consapevolezza di essere diventato grande troppo presto, costretto a crescere in fretta da un mondo in cui a nessuno è più concesso di giocare, neppure ai ragazzi.