Negli anni Settanta, ai tempi della crisi petrolifera, le autorità francesi dovettero scegliere tra il rinvio nel paese d’origine di tutti coloro dei quali le fabbriche non avevano più bisogno e l’accoglienza degli stessi, imminenti disoccupati. Abbiamo scelto la soluzione “umanitaria”.

La nostra società femminile non poteva sopportare la crudeltà di uno strappo. Abbiamo rifiutato la soluzione da uomini, quella che respinge chiunque venga percepito, anche inconsciamente, come rivale nella competizione per la conquista della donna. Abbiamo preferito la dolcezza di una soluzione femminile, l’accoglienza, l’integrazione. Questa parola è diventata magia, religione, esorcismo. Ha rimpiazzato il modello dell’assimilazione.

Rinunciare ad assimilare gli immigrati e i loro figli vuol dire rinunciare a imporre loro – virilmente – la nostra cultura. Di fronte a quest’ultima prova di debolezza, così femminile, i figli di quegli immigrati preferiranno riavvicinarsi alla legge del padre, trasfigurato, idealizzato, e vendicarlo. In base a questo, trasgrediranno disinvoltamente la legge, odiata matrigna.

In questa società di “ragazze”, loro saranno uomini. È uno scontro in cui è in gioco il predominio virile. Uno scontro che può solo essere all’ultimo sangue.

Provocatorio, disturbante e politicamente scorretto, Zemmour si scaglia contro la devirilizzazione dell’uomo europeo e il suicidio della società occidentale, offrendo un’interpretazione della crisi in cui siamo sprofondati che catalizza la rabbia anti-élite.