Maggio 1945. Un velivolo militare statunitense con a bordo ventiquattro persone precipita in un punto irraggiungibile della Nuova Guinea. Solo tre passeggeri sopravvivono: due uomini e una donna. Invisibili tra gli alberi, decine di occhi li osservano.
E poco dopo la giungla si anima.
Uomini dalla carnagione scura e dai corpi lucidi di grasso di maiale, spuntano dal fitto della boscaglia. Sono armati di asce. Hanno addomesticato il fuoco ma non conoscono la ruota. Sanno contare fino a tre e indicano tutto ciò che supera quel numero con la parola tanti. Credono che la Luna sia un uomo e il Sole sua moglie. Per onorare i defunti, mozzano le falangi alle ragazze e mangiano le mani dei nemici uccisi.
I sopravvissuti scoprono di trovarsi in un piccolo mondo rimasto all’età della pietra, tra tribù prima terrorizzanti e poi assolutamente ospitali nei confronti di quei tre strani esseri piovuti dalle nuvole.
Nella valle del Baliem, il vero nome di Shangri-La, un’antichissima leggenda racconta di spiriti che vivevano nel cielo sopra la valle e usavano una liana magica per discendere sulla terra. Avevano la pelle chiara, quegli esseri soprannaturali. Braccia pelose che tenevano coperte. E rubavano maiali, tanto che gli uomini della tribù avevano al fine tagliato la liana, per liberarsene per sempre.
Ma gli spiriti sarebbero ridiscesi per un’ultima volta, nel giorno del Giudizio.
I tre americani apparsi dal nulla sembravano proprio quegli spiriti leggendari. Non somigliavano a nessun uomo che gli indigeni avessero mai visto: stranamente bianchi in volto, avevano una bizzarra pelle verdastra e curiosi piedi senza dita. Verranno recuperati solo due mesi dopo. I due mesi raccontati in questo libro straordinario.