Cos'hanno in comune la pizza, il ketchup e il sugo per gli spaghetti? Il concentrato di pomodoro. Un prodotto internazionale, conosciuto e usato in tutto il mondo, che viaggia attraverso i continenti stipato in grandi barili prima di essere lavorato in stabilimenti italiani, francesi, spagnoli, in alcuni dei quali un pomodoro vero non è mai entrato, e da cui uscirà in barattoli decorati da paffuti e rossi frutti che evocano una freschezza immaginaria.
L'industria del pomodoro è una delle più grandi e importanti del pianeta e crea profitti enormi. Al tavolo dei giganti del settore, l'Italia siede da padrona insieme a Stati Uniti e Cina.
Di fianco a molti produttori seri, tuttavia, una galassia di imprese opera in ambiti in cui facili ricavi, frodi alimentari e criminalità organizzata sono una cosa sola. Le importazioni in Italia di concentrato cinese sono lievitate in pochi anni; da noi il prodotto, generalmente di bassa qualità, viene tagliato con additivi, coloranti e acqua e destinato a mercati lontani e poco esigenti. Ma altre volte, come nel caso di ditte ben note alle forze dell'ordine per l'utilizzo di pomodori da zone contaminate o di concentrato inadatto al consumo umano, finisce direttamente sugli scaffali dei colossi della grande distribuzione europea.
Con un'inchiesta sul campo durata più di due anni, l'autore ha ricostruito l'inquietante e lucrativa filiera del pomodoro industriale, che attizza gli appetiti delle mafie di ogni paese. Dai distretti cinesi alle fabbriche californiane, fino alle piantagioni e agli impianti del Sud Italia dove lo sfruttamento di manodopera irregolare è una prassi, questa indagine è una discesa agli inferi che rivela molto dell'inganno della globalizzazione. E di quanto veleno si nasconde nel rosso brillante dei nostri piatti preferiti.

«Credevo di aver visto tutto, e di saperla lunga. Ma devo confessare che ho imparato molto dalla lettura della straordinaria inchiesta di Jean-Baptiste Malet».
Christophe Brusset
autore di Siete pazzi a mangiarlo!