«Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo.»


«Dopo lunghe e raffi nate torture, faceva precipitare in mare i condannati, davanti ai suoi occhi; un gruppo d imarinai li attendeva coi remi e con gli arpioni e ne dilaniava i corpi, affi nché non potesse rimanervi il minimo residuo di vita.»


«Se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma.»


Ogni grande impero si basa sul sangue e sugli intrighi. E l’impero romano, che è stato il più grande di tutti, non fa differenza. Sete di affermazione e di ricchezze, lussuria, erotismo,


rapacità, vendette hanno trasformato un piccolo villaggio della campagna laziale in una città padrona del mondo. Sinonimo stesso di forza e di coraggio, ma soprattutto di potere. E al gioco del potere, o si vince o si muore. Dalla repubblica alla monarchia all’impero, non c’è sfrenatezza a cui i protagonisti dell’Urbe non si siano lasciati andare. E non c’è arma – pugnale, spada, fuoco, maldicenza, veleno, sesso – che non sia stata usata. Dalla penna di uno dei più illustri latinisti, intrecciando racconto e fonti storiche, l’avvincente affresco di una Roma covo di belve e vivissima di fermenti e di menti geniali. Perché la forza è utile per conquistare il potere, ma per mantenerlo serve la grandezza.