Orgoglio e pregiudizio in Vaticano
La Chiesa oggi ha paura. Della scienza, della democrazia, della modernità. E invece di reagire confrontandosi con il nuovo, nega il progresso, si arrocca su posizioni arcaiche, vieta, sceglie ogni volta la conservazione. E oppone a ogni istanza di rinnovamento il dogma dell’infallibilità papale.
Ripetendo all’infinito questi errori, la Chiesa rischia di marciare verso la fine, di parlare quasi solo a se stessa, mentre la maggior parte dei fedeli la sente lontana e assente dai problemi del quotidiano, preoccupata di proteggere il proprio potere. Quando anche l’ultimo bacino di fedeli, il Terzo Mondo, tenderà a prosciugarsi grazie al miglioramento delle condizioni di vita, il piedistallo vacillerà.
Non è un incallito anticlericale a formulare questa analisi, ma un uomo che della Chiesa fa parte, un cardinale, che conosce perfettamente tutti i recessi del Vaticano e degli ambienti ecclesiastici romani. Un uomo che ha vissuto in prima persona molte delle pagine più calde della storia recente e che, conservando l’anonimato, può raccontarne retroscena e conseguenze.
La campagna antipreservativo, lo scandalo dei preti pedofili, lo sfarzo dei prelati, l’Opus Dei: l’analisi del cardinale intreccia l’attualità a riflessioni più complesse, che gettano lo scandaglio a fondo, dove fa male. È la confessione di un uomo che ha operato con fedeltà e devozione ma che si trova a constatare un progressivo scollamento tra le sue convinzioni più profonde e le azioni di un’istituzione troppo arroccata sulla difesa del proprio potere. Un uomo che chiede alla Chiesa di avere il coraggio di pensare l’impensabile. Perché solo così potrà continuare a esistere.
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