Siri Bergman è tranquilla, rassicurante, dominata da quella calma apparente che dà ai suoi pazienti la certezza di potersi affidare a lei per combattere le loro paure. Perché da una psicoterapeuta è questo che ci si aspetta. Eppure, a trentacinque anni, la sua vita è attratta da un buco nero che ogni giorno minaccia di inghiottirla, da quando suo marito è morto, lasciandola sola in una casa che parla di lui in ogni dettaglio. Era stata un’idea di Stefan quella di vivere fuori Stoccolma, immersi nella natura silenziosa. Ora però quel silenzio tiene Siri sveglia la notte, preda di una paura irrazionale. La sensazione che qualcuno la spii nel buio parrebbe essere una semplice ossessione, fino al giorno in cui qualcuno inizia davvero a minacciarla, lasciando tracce inquietanti della propria presenza. E quando, tra le onde che lambiscono il pontile davanti al suo cottage, Siri scorge il corpo inanimato di Sara Matteus, una sua giovane paziente con un passato di droga e di violenze, la situazione precipita. Sara non si è data la morte, qualcuno lo ha fatto per lei. Le indagini della polizia si concentrano sulla cerchia dei collaboratori e soprattutto dei pazienti di Siri, tracciando il ritratto di un’umanità fragile in cui è facile si annidino istinti violenti. E un’ipotesi sembra farsi via via più concreta. Forse non è Sara la vera vittima, ma solo lo strumento di cui qualcuno si è servito per far sprofondare Siri in una voragine aperta in passato e da cui non era mai riuscita del tutto a riemergere.