«La sera del 20 giugno 2009, un breve videoclip viene diffuso su YouTube e Facebook. Mostra una giovane donna iraniana che giace a terra, colpita a morte durante le proteste per la fasulla rielezione di Ahmadinejad. Sanguina. Il suo nome è Neda. In pochi minuti quel filmato ripreso da un telefonino viene diffuso da tutti i media del pianeta.
C’è qualcun altro nel video, un uomo in jeans e camicia bianca che sta comprimendo la ferita per tentare, inutilmente, di fermare il sangue. Quell’uomo sono io. Ero là quando è morta. Ho cercato di salvarla, ma non ce l’ho fatta. Ho visto il suo sguardo prima che si spegnesse, ed era lo sguardo della gazzella che da ore sta scappando dal cacciatore e ora giace a terra, esausta, con una freccia conficcata nel fianco. Affonda nel calore del suo stesso sangue. Da dove giace, vede il suo feroce inseguitore avvicinarsi con un coltello in mano. Il suo sguardo non riflette speranza né disperazione. Non ha desideri. In quel momento, un vago senso della vita scorre nelle sue vene, raggiunge la sua anima e dilaga nella sua mente. Non c’è un altro modo per definire il suo sentimento in quell’ultimo istante se non lo sguardo della gazzella.
Sono stato costretto a lasciare l’Iran pochi giorni dopo questa vicenda. Ma la storia non è finita…»

Nello sguardo smarrito di Neda, Arash Hejazi scorge riflesse le storie di un paese e di una generazione. Tutto si concentra in quegli occhi, attraverso i quali compirà un epico viaggio a ritroso nel tempo, narrando con una forza struggente e dirompente la sua vicenda personale e quella dell’Iran. La nonna che racconta tradizioni e superstizioni. Il nonno libraio che accende in Arash l’amore per i libri. I genitori che contrastano il lavaggio del cervello del regime esortandolo a leggere. I suoi sogni. I suoi stupori di fronte al succedersi degli eventi. Il dolore per i primi lutti causati dal regime: una compagna di classe delle elementari, un amico del liceo... La delusione dinnanzi all’ipocrisia delle istituzioni. La tenacia di voler comunque vivere anche quando, a soli undici anni, sospettato per un nonnulla di infedeltà alla rivoluzione islamica, viene inviato al fronte come sguattero.
Un libro toccante e coinvolgente come una grande saga. La storia di tutto un popolo e di una generazione.