Mehran, sei anni, entra nel salotto dell’appartamento di Kabul, prende la mira su Jenny con la pistola giocattolo e spara. «Nostro fratello è una femmina» dicono piano annuendo a vicenda le tre sorelle. «Sì, certo» pensa Jenny, mentre aspetta Azita, la madre dei quattro bambini e membro del parlamento afghano. Deve intervistarla per un reportage sui progressi della condizione femminile.

Più tardi, di fronte all’album di famiglia, Jenny scopre il mistero delle bacha posh, “ragazze che si vestono come maschi” come le chiamano in Afghanistan. Mehran è una di loro. Non è stato facile per Jenny raccogliere informazioni, perché non è una cosa di cui gli afghani parlano con gli stranieri. «La segregazione stimola la creatività» le ha detto qualcuno.

Sono tante queste ragazze nascoste, maschi agli occhi del mondo, costrette a tornare donne per sposarsi e fare figli al giungere della pubertà. Alcune di loro si ribellano e si battono per restare uomini, come Shaded che fa parte di un corpo paramilitare. O come Nader che va in moto e guida la macchina e che, a 35 anni, spera di aver superato l’età in cui può essere chiesta in sposa e di poter restare uomo. «Sono libera. Non voglio entrare in prigione.»

Dalla penna di una giornalista Premio Pulitzer, le storie di alcune bacha posh si intrecciano nell’emozionante e rivelatore racconto corale di una resistenza sotterranea e tutta al femminile.