61 d. C. Un’incudine abbagliante di pietra e sabbia, martellata senza tregua da un sole implacabile. Il centurione della Guardia Pretoriana Marco Damazio non può fare a meno di lasciar scorrere uno sguardo preoccupato su quella desolante distesa, per poi volgerlo alla carovana alle sue spalle: una cinquantina tra militari, servi e uomini di studio, più cammellieri e personale indigeno. Lasciata la fortezza di Syene, estremo avamposto dell’Impero di Roma, sono in viaggio da più di un mese nel misterioso regno di Nubia, sempre fiancheggiando il Nilo, avventurandosi nel deserto solo quando è indispensabile.
Il loro compito ufficialmente è trovare le sorgenti del grande fiume, scoprire il segreto del suo fertile limo e allargare le conoscenze romane sull’Africa nera. Ma Marco Damazio e il suo pari grado Gaio Terenzio, incaricati di guidare la spedizione, sono ben consapevoli delle reali ambizioni di conquista che hanno indotto l’imperatore Nerone a dare il via all’impresa.
La situazione è tutto fuorché tranquilla. La regione è in subbuglio, agguati, complotti, incursioni di genti barbare minacciano la spedizione. Nello scenario ostile del deserto, la tempra dei suoi componenti è sottoposta a durissime prove. Alcuni crollano al suolo per il calore e non si rialzano più, e attorno all’acqua fetida dei pozzi si celano pericoli invisibili, insidiosi come la lama di una spada. Ma tutto il cammino della spedizione sarà disseminato di morti, perché l’Africa profonda si rivelerà un incubo anche peggiore.
Più Damazio e i suoi compagni si avvicinano alle sorgenti del Nilo, più queste sembrano irraggiungibili, mentre nella favolosa Meroe, capitale della Nubia, si intrecciano trame omicide, alleanze, passioni impossibili e tradimenti destinati a cambiare il corso di molte esistenze.

61 d. C. Un’incudine abbagliante di pietra e sabbia, martellata senza tregua da un sole implacabile. Il centurione della Guardia Pretoriana Marco Damazio non può fare a meno di lasciar scorrere uno sguardo preoccupato su quella desolante distesa, per poi volgerlo alla carovana alle sue spalle: una cinquantina tra militari, servi e uomini di studio, più cammellieri e personale indigeno. Lasciata la fortezza di Syene, estremo avamposto dell’Impero di Roma, sono in viaggio da più di un mese nel misterioso regno di Nubia, sempre fiancheggiando il Nilo, avventurandosi nel deserto solo quando è indispensabile.
Il loro compito ufficialmente è trovare le sorgenti del grande fiume, scoprire il segreto del suo fertile limo e allargare le conoscenze romane sull’Africa nera. Ma Marco Damazio e il suo pari grado Gaio Terenzio, incaricati di guidare la spedizione, sono ben consapevoli delle reali ambizioni di conquista che hanno indotto l’imperatore Nerone a dare il via all’impresa.
La situazione è tutto fuorché tranquilla. La regione è in subbuglio, agguati, complotti, incursioni di genti barbare minacciano la spedizione. Nello scenario ostile del deserto, la tempra dei suoi componenti è sottoposta a durissime prove. Alcuni crollano al suolo per il calore e non si rialzano più, e attorno all’acqua fetida dei pozzi si celano pericoli invisibili, insidiosi come la lama di una spada. Ma tutto il cammino della spedizione sarà disseminato di morti, perché l’Africa profonda si rivelerà un incubo anche peggiore.
Più Damazio e i suoi compagni si avvicinano alle sorgenti del Nilo, più queste sembrano irraggiungibili, mentre nella favolosa Meroe, capitale della Nubia, si intrecciano trame omicide, alleanze, passioni impossibili e tradimenti destinati a cambiare il corso di molte esistenze.