Don Sergio Quadrazzini è un uomo spregiudicato e di grande fascino, che sfrutta l’abito talare per fare il proprio interesse. Per lui gli affari e, soprattutto, il potere vengono al primo posto. Infatti, non si fa il minimo scrupolo a inscenare false apparizioni per gruppi di fedeli creduloni né a sfruttare indebitamente il nome di un noto cardinale organizzando una truffa ai danni di molti investitori incauti.
È un misogino, che vede le donne come mero strumento di dominio, fantocci di carne, con la pochezza delle creature peccatrici.
Un giorno, però, seduce la donna sbagliata, Maria Teresa, la moglie dell’altrettanto corrotto Enesio Locasciollo: un onorevole che ha fatto e ricevuto molti favori e che si crede onnipotente. Finché arriva per il prete il momento della resa dei conti: viene picchiato e finisce in coma.
Maria Teresa, costretta a rinunciare all’amante, si chiude in casa, smette di parlare e si abbandona a una sopravvivenza muta e selvatica. E suo marito perde così l’unica cosa a cui tiene realmente.
Perché non esistono vincitori in questo romanzo spietato sul degrado fisico e morale, che denuncia il nulla in cui stiamo vivendo.