Oslo è nella morsa di una delle estati più torride che la storia ricordi. Anche mettere due patate sul fuoco sembra un supplizio, ma quando, in un appartamento del centro, delle grosse macchie nerastre si allargano nell’acqua che bolle su un fornello, Vibeke Knutsen capisce che non può essere colpa del caldo e, sollevando gli occhi al soffitto, vede un denso liquido scuro colare attraverso l’intonaco.
Al piano di sopra, il quinto, una giovane donna giace in una pozza di sangue, assassinata. Un dito è stato reciso dalla sua mano sinistra e dietro a una palpebra è stato nascosto un minuscolo diamante a forma di stella a cinque punte, la stella del diavolo.
Nello stesso momento, in un altro punto della città, il detective Harry Hole giace nel suo appartamento, completamente ubriaco. Dall’assassinio della sua collega Ellen non si è più ripreso, scivolando a poco a poco in uno stato di abbattimento che lo ha portato a isolarsi e a non presentarsi neanche più al lavoro. Tuttavia, è proprio il capo della squadra anticrimine, Bjarne Møller, a costringerlo a riemergere dal suo stupore alcolico. È a corto di uomini ma, soprattutto, vuole dare a Hole un’ultima chance. Hole si ritrova così a indagare, fianco a fianco con l’odiato Tom Waaler, su un caso che non rimane a lungo isolato. Ben presto, infatti, gli omicidi si moltiplicano, con modalità rituali e ossessive che possono ricondursi solo a un serial-killer. Mentre si mette sulle tracce del folle, Hole non stacca gli occhi da Waaler, continuando la sua personale indagine sull’uomo che, ne è convinto, ha fatto uccidere Ellen.
E, proprio quando i giochi sembrano essere ormai chiusi, Hole rapisce il principale indiziato e apre la sua vera caccia.