La rosa e il serpente
Oxford, xxi secolo. Nei sotterranei melmosi di una taverna riecheggia, indecifrabile, il bisbiglio cospiratorio di due uomini. Un assassino e il suo mandante. Per una tariffa fissa, il primo è disposto a uccidere chiunque: sovrani e bifolchi, donne e bambini. La sua fama lo precede in tutta Europa e lo pseudonimo con cui è conosciuto - Sicarius – è sinonimo di eccellenza. Come tutti i suoi clienti, anche quello che ha di fronte ora si nasconde alla sua vista, dietro una tenda di velluto rosso che però non può camuffarne la voce. Come tutti i suoi clienti, anche questo si illude di lavarsi la coscienza commissionandogli l’esecuzione di un delitto.
A varie miglia di distanza, una donna si cimenta con un parto. Far nascere bambini non è la sua specialità. Lei è esperta di cadaveri, di cui studia l’anatomia per risalire alle cause della morte. A dispetto dei pregiudizi popolari, non è una strega, ma un medico della dotta Scuola di Salerno. Il suo nome, Adelia Ortese Aguilar, è famoso alla corte di Enrico II, perché già in passato è stata di aiuto al sovrano inglese nel districare atroci delitti. Perciò, quando l’amante prediletta di Enrico II muore avvelenata da mano misteriosa, che per molti è la mano della regina, ogni speranza di trovare la verità viene riposta in Adelia. Cè in gioco la pace stessa dell’Inghilterra: solo allontanando i sospetti che gravano sulla sovrana, infatti, sarà possibile scongiurare il rischio di un’ennesima guerra civile.
Tra un labirinto di allegorica memoria e un convento isolato nella neve, una donna medico e un assassino sfuggente si sfideranno sul campo che, in modo diverso, è comune a entrambi: l’arte della morte.
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