«Cara Chiesa di tutti i cristiani in buona fede, sono consapevole che non sei riducibile a un edificio, né alla magnificenza delle tue cattedrali. So che sei - che devi essere! - il cuore di tutti gli uomini».
Attento ai temi della spiritualità nel corso di tutta la vita e la carriera, Ermanno Olmi ha scritto di getto questa lettera appassionata negli anni della vecchiaia. Una sorta di testamento spirituale, in cui riaffermare con forza che la religiosità è frutto del sentimento più ancora che della dottrina, perché «i sentimenti sono misteriosi, e hanno dentro più verità di qualsiasi ragionamento».
Sono pagine forti, intense, che attingono alle emozioni più profonde, e il suo autore, fra i più grandi cineasti del nostro tempo, non si nasconde che forse potranno disturbare qualcuno nelle gerarchie e tra i devoti benpensanti, ma scritte nella sincera convinzione che l'Occidente e la nostra Italia - sempre più piccola e incapace di grandi slanci - abbiano profondamente bisogno di un «supplemento d'anima».
Nel rivolgersi alla Chiesa, Olmi chiama in causa anche molte altre "chiese", che con la loro supponenza si sono allontanate dalla realtà: le "chiese" dei potenti malati di narcisismo, delle lobbies, degli pseudo-intellettuali e di tutti coloro che vorrebbero condannarci a un perpetuo consumismo per sostenere sistemi ed economie che stanno distruggendo i doni di madre Terra. Il profetico regista dell'Italia contadina - che ha testimoniato una profonda vicinanza di approccio alla vita e al mondo con papa Francesco - chiude il suo sogno di un'umanità profondamente rinnovata con un'immagine filmica e potente: dalla facciata della basilica di San Pietro appare un uomo, che dice: «Sono tornato… come vi avevo promesso… non fate della casa del Padre una bottega. Distruggete questo tempio e, come allora, in tre giorni risorgerà dentro di voi».
Questa lettera d'amore è l'ultimo lascito di un maestro visionario.

«Cara Chiesa di tutti i cristiani in buona fede, sono consapevole che non sei riducibile a un edificio, né alla magnificenza delle tue cattedrali. So che sei - che devi essere! - il cuore di tutti gli uomini».

Attento ai temi della spiritualità nel corso di tutta la vita e la carriera, Ermanno Olmi ha scritto di getto questa lettera appassionata negli anni della vecchiaia. Una sorta di testamento spirituale, in cui riaffermare con forza che la religiosità è frutto del sentimento più ancora che della dottrina, perché «i sentimenti sono misteriosi, e hanno dentro più verità di qualsiasi ragionamento».

Sono pagine forti, intense, che attingono alle emozioni più profonde, e il suo autore, fra i più grandi cineasti del nostro tempo, non si nasconde che forse potranno disturbare qualcuno nelle gerarchie e tra i devoti benpensanti, ma scritte nella sincera convinzione che l'Occidente e la nostra Italia - sempre più piccola e incapace di grandi slanci - abbiano profondamente bisogno di un «supplemento d'anima».
Nel rivolgersi alla Chiesa, Olmi chiama in causa anche molte altre "chiese", che con la loro supponenza si sono allontanate dalla realtà: le "chiese" dei potenti malati di narcisismo, delle lobbies, degli pseudo-intellettuali e di tutti coloro che vorrebbero condannarci a un perpetuo consumismo per sostenere sistemi ed economie che stanno distruggendo i doni di madre Terra. Il profetico regista dell'Italia contadina - che ha testimoniato una profonda vicinanza di approccio alla vita e al mondo con papa Francesco - chiude il suo sogno di un'umanità profondamente rinnovata con un'immagine filmica e potente: dalla facciata della basilica di San Pietro appare un uomo, che dice: «Sono tornato… come vi avevo promesso… non fate della casa del Padre una bottega. Distruggete questo tempio e, come allora, in tre giorni risorgerà dentro di voi».

Questa lettera d'amore è l'ultimo lascito di un maestro visionario.