Carbonara con wurstel di seitan e panna di soia. Arrosto fatto con farina di ceci. Formaggio di riso. Amatriciana con scaglie di cocco affumicate. Avocado al posto del burro. Linguine allo scoglio con popcorn, mandorle, pistacchi e anacardi travestiti da frutti di mare. Per non parlare delle "derive" fruttariane e crudiste con spaghetti di zucchine, parmigiane inguardabili e "cibi" fatti solo con le mele.
Sono molte le stravaganze della cucina vegana che gridano vendetta.
Che la ricchezza e la grande varietà di sapori della nostra cucina venga ridotta a soia, latte di mandorla e poco altro con un unico comun denominatore, il noto «sa tut de carton», fa rabbrividire buongustai e orgogliosi amanti della carne.

Bisogna ribellarsi. Non si può accettare un simile scempio di ricette auliche della tradizione culinaria italiana. Al grido di «Vegano stammi lontano», i creatori dell'omonima e battagliera pagina Facebook vogliono smascherare gli eccessi e l'assurdità dei diktat vegani. E opporre ai loro asfittici piatti, la magnificenza e la succulenza delle migliori ricette di carne e pesce della nostra cucina.


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