L’alba fotografa la calma che precede una giornata estiva al camping di Sudersand, nella parte nord di Fårö. Asciugamani umidi appesi ai fili, sedie pieghevoli dai colori vivaci, materassini e giochi da spiaggia. Di notte la pioggia ha picchiettato sul tetto della roulotte, ma ora la luce che filtra fa presagire una giornata serena. Quel tanto che basta per concedere a Peter Bovide il piacere della sua corsa mattutina sulla spiaggia.
Qualche ora più tardi, il suo cadavere giace sulla sabbia, un colpo sparato in fronte da pochi centimetri di distanza.
Per Johan Berg, giornalista di un’emittente televisiva locale, è l’occasione giusta per sottrarsi a un inutile servizio sull’agricoltura e mettere alla prova il proprio fiuto di reporter.
Per la polizia, un omicidio che pare un’esecuzione. Bovide era un piccolo imprenditore edile e il sospetto di un coinvolgimento in traffici illeciti fa pensare che si fosse messo nei guai. Quando però, a pochi giorni di distanza, si verifica un secondo omicidio firmato con la stessa arma del precedente, l’indagine prende una piega diversa. Con Anders Knutas in ferie, è Karin Jacobsson, viceispettore di polizia, a occuparsi di quelle morti. Per la prima volta alle prese con un caso così delicato senza la guida del suo superiore, Karin si affida all’istinto, che le suggerisce di cercare nel passato il filo che collega le due vittime. Un passato vecchio di vent’anni, quando, in un’estate calda e tersa come quella, una tragedia ha lasciato un vuoto incolmabile. Un baratro da cui qualcuno ha creduto di poter riemergere solo con la vendetta.