Il Patriarcato di Aquileia, uno dei più antichi e importanti stati del Medioevo italiano, è minato dalle divisioni interne, dalla sete di potere di nobili e mercanti, dalla corruzione politica e dall’usura dilagante. Nonostante ciò, il giovane patriarca Giovanni di Moravia sogna di riportarvi unità, pace e giustizia. Un sogno condiviso da Guido, l’ultimo discendente di Ezzelino da Romano, che gli sta accanto con la spada e con il cuore a dispetto di complotti, intrighi e congiure; sempre attento a non dimenticarsi che l’onore consiste nel porre il bene comune prima del proprio e che la cavalleria è soprattutto il dovere di difendere i più deboli e i più umili.
Così inizia una saga famigliare che, nell’arco di un secolo e mezzo, fa rivivere gli ultimi anni del Patriarcato, la sua caduta e l’asservimento a Venezia; fino alle rivolte del 1511, quando disperate masse contadine cercheranno con le armi di ottenere un po’ di giustizia. Una saga insanguinata da guerre, da incursioni turchesche e dall’arroganza di chi crede di essere padrone di altri uomini per diritto divino, ma addolcita da donne indimenticabili e in grado, grazie alla loro straordinaria capacità di amare, di trasformare in vittorie le sconfitte degli uomini. Una saga avvincente, a dispetto di un sottile disagio nel sentirsi in qualche modo davanti a uno specchio seppur lontano della nostra società.