Il sangue dei Gracchi
Una città nata da due omicidi, uno stupro, sistematiche razzie e da una popolazione prevalentemente costituita da fuggiaschi, vagabondi e ladri di strada, non avrebbe potuto non avere impressi nel proprio DNA caratteri di violenza. E infatti così è stato. Come è noto, la storia non si può rifare con i se e con i ma, tuttavia, esplorare possibili alternative può servire almeno a delineare scenari diversi. Che corso avrebbe avuto la storia dell’Occidente se Annibale, dopo aver sterminato cinquantamila legionari, avesse devastato Roma, come gli consigliava il comandante della sua cavalleria? E cosa sarebbe accaduto se Cesare non avesse licenziato la sua scorta qualche giorno prima delle fatali Idi di Marzo? Domande interessanti e difficili.
È certo, invece, che la tragica fine di Tiberio e Gaio Gracco non sarebbe avvenuta se Roma non avesse privato i piccoli agricoltori delle loro terre per farne rudi soldati alla conquista dell’Italia intera, della Spagna e del vicino Oriente. Quelle campagne, ormai spopolate, divennero preda di ricchi latifondisti, mentre gli antichi proprietari, dopo la vittoria, furono trasformati in disoccupati o nullafacenti cronici. Fu la “rivoluzione” dei Gracchi a opporsi a questo arbitrio. Se si fosse realizzata, Roma non sarebbe stata invasa da migliaia di sottoproletari affamati, e non avrebbe conosciuto una lunga, sanguinosa epoca di guerre civili. I fratelli Gracchi sarebbero stati gli eroi di un mondo diverso.
Invece, divennero due illustri vittime di Stato.
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