La sua è una famiglia che sta alla mafia come i padri pellegrini della Mayflower stanno all’America. Suo padre, un malavitoso dal cognome celebre, Riccobono, uno che spara a un uomo e lo ammazza perché aveva parcheggiato in modo da ostruirgli il passaggio. «Hai visto qualcosa tu?» «No papà» risponde il piccolo Jon.
La strada per diventare un “eroe nero” appare segnata. E Jon ne compie tutte le tappe. Ragazzo ribelle. Giovane violento. Piccolo, tenace, aggressivo, Jon non molla mai; se lo picchiano, si rialza, torna indietro, picchia di nuovo. Se non ce la fa con le mani, usa una mazza da baseball, e magari una pistola. Esattore degli strozzini. Gestore di club e ristoranti della criminalità organizzata. Tossico. Spacciatore. Quando si tratta di scegliere tra il carcere e una divisa, anche soldato in Vietnam, dove impara a uccidere per conto dello Stato. Mafioso e complice di mafiosi. I traffici più o meno d’intesa con la cia in funzione anticomunista. I cartelli colombiani e messicani della droga. Fino a conquistare il mercato criminale di Miami.
Nella sua agenda figurano nomi come Jimi Hendrix, Richard Pryor, O.J. Simpson, Carlo Gambino, John Gotti, Manuel Noriega. Poi l’arresto, la condanna e una sorta di redenzione. Ma il dubbio che avesse ragione suo padre – poi rimpatriato in Sicilia negli anni Cinquanta, in base alle leggi americane – quando diceva «il male è più forte del bene» alla fine rimane. E forse si rafforza.

Una lettura mozzafiato, la storia che ha ispirato il leggendario Scarface.