Il volto del male è difficile da dimenticare. Sono anni che il padre di Ka Bienaimé, giovane scultrice di origine haitiana, tenta di costruirsi una vita tranquilla a Brooklyn come barbiere, nascondendo dietro una maschera di anonimato un passato di violenza. Ma ci sono molte persone, ugualmente emigrate da quella terra tormentata e senza pace, che pensano di riconoscere in lui il torturatore che si è accanito su di loro o sui loro cari, quando Haiti era sotto il dominio dei Duvalier e dei terribili tontons macoutes: i militari che facevano irruzione nelle case alle prime luci dell’alba per arrestare chi osava opporsi in qualunque modo al regime.
E il romanzo raccoglie le voci delle vittime, di chi, pur sopravvissuto, porta ancora i segni di quel passato sul corpo o nella mente. Ma anche le voci della famiglia dell’aguzzino: la moglie Anne, che ha coperto il marito per tutti quegli anni, e la figlia Ka, che ascolta sgomenta il padre il giorno in cui decide di rivelarle che in gioventù, ad Haiti, non era perseguitato come lei aveva sempre creduto. Perché lui era il cacciatore, non la preda.
Un romanzo toccante e di grande scrittura, che si cala a fondo nel destino turbolento e controverso di un popolo angustiato dalle catastrofi naturali e lacerato dalle lotte intestine. Un romanzo che avvince come una spirale il cui fulcro è il tema della colpa e della redenzione.