A tredici anni, René-Luc vede il patrigno spararsi al cuore pochi giorni dopo essere uscito di prigione. Non ci sono lacrime per questa morte, ma solo i ricordi delle botte subite da piccolo, insieme alla madre e ai fratelli. Un unico momento felice nella memoria, quando insieme andavano a pescare… con la dinamite.


Il vero padre aveva abbandonato la famiglia quando era appena nato e, dopo un’infanzia sbandata, la vita nella criminalità organizzata lo aveva attratto con le sue lusinghe.


«Mia madre non riusciva più a controllarmi. Stavo giorni per strada con i miei amici. Quando tornavo mi chiedeva dov’ero stato. Le rispondevo: “Fatti miei, la vita è mia” e la sbattevo al muro. Una ragazza che faceva parte di un gruppo di preghiera invitò mia madre a un incontro. Pensò che se avessi conosciuto un’altra realtà, persone diverse da quelle che avevo conosciuto, sarei potuto cambiare. Venne da me e mi propose: “René, vuoi venire ad ascoltare un gangster che viene da New York?”. Risposi: “Oh, sì! Forte!”. Andai lì senza sapere che si parlasse di Gesù. Ero battezzato, ma nessuno nella mia famiglia era praticante. Il 19 marzo 1980, quando arrivai nel Palazzetto dello Sport dove si svolgeva l’incontro, c’erano circa tremila persone. Il prete iniziò a parlare di Cristo… e la mia vita cambiò».


Una storia avvincente, piena di colpi di scena e… di Dio.