«Alzò su di me gli occhi tondeggianti, del colore degli Smarties al cioccolato. Mi inginocchiai e lo accarezzai. Sembrava che fosse stato trascinato in un cespuglio per le zampe posteriori, e il suo stile trasandato mi fece sentire subito a casa. A quel punto Nina mostrò a tutti come mettere un cane al guinzaglio, usando Aero come modello. “Adesso tocca a te, Liam” disse. Bene. Quanto poteva essere difficile? Ma con la scarica di nervosismo che mi formicolava per la spina dorsale, era più complicato di quanto immaginassi. Raggelai. Ero terrorizzato da un cucciolo della Scottex. C’ero quasi riuscito, finché non gli afferrai il collo come un wrestler, scatenando un’infinità di guaiti, ringhi e latrati. Balzai all’indietro. “Io sono fuori” dissi a Nina. Lei sorrise e con un gesto mi invitò a fare un altro tentativo. Lanciai un’occhiata. Aero sembrava calmo, per nulla turbato. Il suo muso benevolo mi diede speranza. Quando combinavo qualche pasticcio, di solito la gente mi guardava come se fossi una schifezza degna della suola delle loro scarpe. Quel cane era diverso. Sembrava che volesse che io ci riuscissi».

«Salve, mi chiamo Liam. Sono di Chichester, nato e cresciuto qui. Crescere nella campagna del Sussex, dove tutto va centomila volte più lento di una lumaca, non è il massimo se avete un disturbo che include la parola “iperattività”. Chichester è fantastica per gli adulti, ma è un inferno se sei un adolescente. Soprattutto uno “difficile”. Il mio disturbo mi impedisce di socializzare facilmente e a volte mi rende scontroso. A lungo ho fatto in modo – non sempre di proposito – che la gente non si rilassasse quando c’ero io nei paraggi. Finché un cucciolo di labrador non è entrato nella mia vita. Tutto quello che mi serviva l’ho imparato da lui».