Non c’è nessuno al mondo che non conosca lo stress e non continui a combatterci ogni giorno. A nulla valgono le pasticche (di cui molti fanno spesso un uso smodato) se non interveniamo per rimuovere il problema alle radici. I farmaci servono solo a intossicarci e non risolvono la faccenda se non temporaneamente. Perché lo stress, una volta cacciato dalla porta, si ripresenta regolarmente alla finestra, e quando meno ce l’aspettiamo. Com’è possibile, vi chiederete. L’avete combattuto con terapie olistiche di tutti i generi, con farmaci, massaggi rilassanti, sedute dallo psicologo, e vi siete convinti di averlo sbattuto fuori definitivamente. Invece no. Dopo un po’ ritorna. Come fa, allora? È semplice, è già dentro di noi. Purtroppo fa parte della nostra vita. Ma in più ha dentro di noi un alleato incredibilmente furbo che resiste a tutto, perfino agli psicologi, di cui spesso riesce a farsi beffe: è il nostro Ego. Molti lo trattano come se fosse la parte più genuina della nostra persona, ma l’Ego non è la nostra vera natura. È anzi quella parte di noi che ha paura della vita, che si aggrappa a tutto e non vuole più staccarsi da dove si è aggrappato pur di non sentirsi in pericolo per i cambiamenti e le sollecitazioni che la vita continuamente ci propone. Se gli diamo troppo retta, l’Ego finisce per diventare il nostro padrone. Pretende di indicarci lui le direzioni giuste da prendere, le scelte, le soluzioni migliori. E, ovviamente, sono tutte sbagliate. Se date troppo retta a lui, come dicevo, vi porta dritti in mezzo allo stress. E a un mare di guai.

Eppure, esiste una potente “medicina” per curare questo male e prevenirlo: è il buddhismo Zen. Mi ritengo fortunato per aver incontrato lo Zen sulla mia strada molti anni fa. Mi trovavo in Giappone per un viaggio di lavoro e fui presentato a un top manager di una grande casa editrice giapponese. Chiacchierando con lui a tavola, confidai che durante il mio soggiorno mi sarebbe piaciuto essere introdotto allo Zen. Fino a quel momento la mia formazione era stata “libresca”, e il massimo che mi aspettavo da un manager di una casa editrice era qualche consiglio bibliografico. «Niente di più semplice», mi disse il manager sorridendo. E con mia grande sorpresa fui invitato il giorno dopo a partecipare a una sesshin (seduta di meditazione) riservata ai quadri e ai dirigenti del gruppo editoriale. L’azienda li spediva periodicamente in un monastero Zen per temprare il loro spirito. Lo Zen è la forma di buddhismo più dura ma, anche per questo, la più efficace. Per me, fu una rivelazione. Tornato in Italia, cominciai a vedere tutto in un’altra ottica. Tutto poteva essere Zen. Scoprii che perfino la mia gatta faceva Zen da sempre (e non mi aveva detto niente!). Con un minimo di pratica quotidiana molti problemi che in passato mi erano sembrati insormontabili a causa dello stress che mi provocavano, ora si rivelavano semplici e perfino piacevoli da risolvere. Grazie allo Zen ho imparato a gestire lo stress e perfino a usarlo a mio vantaggio. Per questo ho voluto scrivere un libro, sperando che sempre più persone si avvicinino a questo grande, insostituibile metodo per curare la vita.